LE DUE BUSTE, L’ECONOMIA E LA SALUTE

Il momento elettorale sembrerebbe rendere più sensibili al tema della busta-paga, come se coloro che ne vivono attendessero le elezioni per esservi sensibili.

Sappiamo che Marx non lavorava per migliorare la busta-paga, ben sapendo la ragion proletaria degli stretti limiti di questa (la riproduzione della forza-lavoro).

Le semplici considerazioni economiche che ho fatto in precedenza elencano tre componenti della diseconomia individuale:
1° lucro cessante, a contatto con il magro lucro della busta paga, 2° danno emergente, 3° lucro non emergente:
quest’ultimo mi induce a formulare il concetto di busta-profitto, che comporta la fonte individuale di investimento e occupazione.

Non ho avuto la capacità di esplorare tutta la portata di questo concetto, e non mi arrogo riformatore sociale, né rivoluzionario, né ridicolo consigliere di economisti e politici,
posso però parlare sulla base di un inoppugnabile benché parziale sapere economico:
potrei fare la storia (micro-)economica di tutti i miei clienti, e di molti altri, a seconda che:
o siano rimasti nell’inibizione di pensiero e azione, ossia nel lucro non emergente, oltre a procurarsi con le proprie mani lucro cessante e danno emergente,
oppure abbiano corretto la propria inibizione (potente concetto dell’impotenza), ossia siano guariti.

In certi casi l’autogestione della diseconomia ha dell’incredibile!

Si osserva che sto iscrivendo la guarigione nell’economia.

É vero che non ho le immodestie suelencate:
ma ciò non mi impedisce di osservare che non c’è branca dell’Economics che si occupi della generale diseconomia psicopatologica dell’umanità (qui dovrei fare un passo concettuale ulteriore, ma non sto scrivendo un piccolo Trattato).

Aggiungo soltanto un pensiero su una linea generale della Civiltà:
finalisticamente, questa si oggettivizza (non dico che si materializza) nella busta-pensione:
anch’io sono favorevole, per quel che serve, a buste-paga e buste-pensione più consistenti, osservo però che quello della pensione è anche un discorso portante della Civiltà, al quale si è introdotti fin da bambini (lo diceva già Sofocle in “Edipo re” a proposito delle tre età della vita), che sbarra precocemente la strada al pensiero della busta-profitto, ossia della salute materiale e psichica unite.

Scuola e Università non sono fatte per orientare alla busta-profitto, e neppure la più generale concezione della salute.

Ma lo stesso Marx
– il cui pensiero non era per nulla sindacale, moderato o radicale, e come tale non era affatto “di sinistra”: uno dei pochi peccati che il Comunismo non ha commesso –
non si è liberato, oltre al “mistero” della merce, del “mistero” della busta paga, neppure nell’ipotesi della decadenza della necessità del denaro nel Comunismo:
la sua formula “da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo i suoi bisogni”, restava alla busta-paga perché restava al bisogno (diciamo al pari-e-patta di cui riparlerò a proposito della Giustizia).

In questo Santa Anoressica ha ragione, da involontaria economista.

Milano, 27 febbraio 2008

 

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