IL FIGLIO LENTO

“Mio figlio era così lento che gli ho tolto il pannolone a dieci anni”,
“Mio figlio era così lento che ho dovuto allattarlo fino ai tre anni”,
“Mio figlio era così lento che ha dormito nel lettone fino a dopo i dieci anni”.

Non occorrono sforzi di ingegno per cogliere che qui la lentezza è un prodotto, e per intravvedere che si può aprire il grande capitolo della produzione generale di lentezza, anzitutto del pensiero.

Questo figlio rappresenta come caso particolare l’umanità rallentata:
come per il figlio, così occupiamoci della produzione di lentezza per tutti.

Ecco una madre implicitamente filosofa dell’apparato logico, indubbiamente presente in lei, che presiede alla produzione di lentezza.

In tale apparato non c’è differenza di piani o tavoli tra il pensiero di questa madre e la storia della Filosofia quando è filosofia della lentezza (e lo è molto).

In generale, non conosco una sola Filosofia che non sia anche un implicito pensiero del figlio:
eventualmente destinabile alla lentezza,
e in generale alla patologia:
non dico che lo fa ogni Filosofia, ognuna è da esaminare caso per caso.

Un’analisi concludente porta a scoprirsi Filosofi, non professionisti però militanti.

La fine di un’analisi comporta la caduta dei due piani o tavoli.

Milano, 14 febbraio 2008

 

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