FEDELTÀ

Ci si guardi dall’Oggetto-“La Fedeltà”, infedele, infido e ostile tra tanti altri (come “L’Amore” che non ama, “L’Essere” che non fa essere eccetera):
per esempio, rifiuto fedeltà alla banda di malfattori che ho servito per anni, o alla banda di Oggetti che ho servito per più anni ancora.

Ho fedeltà a un legame, come titolare di esso, verso chi altri è titolare del medesimo legame:
solo il titolo fa essere;
ho fedeltà perché non faccio distinguo tra persona e titolare;
l’Oggetto non ama, meno di tutti i titolari.

Tanti anni fa leggevo un libro di uno Storico francese (non ricordo nome e intitolazione) sulla fedeltà nelle grandi monarchie e nelle corrispondenti alte aristocrazie, avendo come punto di vista quello dei Confessori dei relativi coniugi:
i Confessori, osservava l’Autore, avevano una questione morale inusitata per loro, che era una questione logica:
come potessero venire considerati infedeli, qualsiasi cosa facessero, Re e Regina posto che restavano Re e Regina, dunque fedeli in virtù del titolo:
la loro fedeltà era vincolata al loro titolo, essendo indissolubili vincolo coniugale e vincolo regale (come dire che la fedeltà non è una faccenda d’alcova).

Ho sempre avuto poca stima per l’epica cavalleresca della Tavola rotonda:
qualsiasi cosa la fantasia ammetta circa il trio Artù-Ginevra-Lancillotto, la Regina come tale era fedele al Re come tale, e al Regno, il che escludeva l’ipotesi “infedeltà”:
processare Ginevra per infedeltà riduceva e smascherava il Regno a cascinale, o “natìo borgo selvaggio” leopardiano, infestato da comari versate nello spionaggio sessuale, con animali da cortile in ogni dove alcova compresa:
l’epica della suddetta Tavola non mi ha mai conquistato, né l’”Amore”-Oggetto che le è stato correlato.

Re e Regine a parte, compresi Cavalieri e Dame tra frigidità impotenza e perversione, oggi siamo, già da tempi lontani benché databili, a una grave caduta in Borsa del titolo “coniuge” ossia del legame sociale, cioè della titolarità dei coniugi equiparati, anche se benedetti, ai versanti sessuali:
non è il sesso a fare rapporto, come peraltro tutti sanno, bensì è il rapporto a chiamare i sessi a loro testimoni, contingentemente a propiziarli.

“Fedeltà” e “Fede” sono oggi parole insignificanti.

Nella mia mite esperienza con i miei clienti (“pazienti” poco), sono fedele per il titolo che riconosco loro più di quanto essi lo riconoscano (è per questo che sono psicoanalista).

Milano, 6 febbraio 2008

 

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