DETESTO LE FAVOLE, OVVERO L’INQUISIZIONE

Detesto le favole per bambini:
quelle dei Fratelli Grimm, che mi hanno formato nell’infanzia, non sono per bambini e non sono neppure favole:
per questo i bambini le apprezzano, o almeno le apprezzavano fino alla loro mutazione genetica:
nell’infanzia sono state per me una seconda Bibbia.

Da decenni sono diventate per bambini, e quelle dei Grimm sono state censurate perché crudeli: questo è un indice di progresso dell’infantilizzazione culturale dell’umanità.

Quando poi le favole sono a soggetto biblico, se avessi poteri da Sant’Uffizio li scomunicherei tutti:
ma il Sant’Uffizio ha smesso di fare il suo mestiere da molto molto prima di cambiare nome e prassi.

L’Inquisizione ha sbagliato tutto non soltanto per la crudeltà, ma perché ha fallito nel suo scopo fin dal principio:
per riuscire avrebbe dovuto, non solo non strappare un capello ai suoi inquisiti, ma farsi domandare di diventarlo, magari facendogli pagare la seduta.

É ciò che ha fatto Freud (senza per questo passare per i “Diritti umani”), sul quale preparo da tempo un articolo dal titolo “Freud Inquisitore riuscito”:
ma per questo doveva cambiare tutto.

Con Freud anche il paziente diventa Inquisitore (Tribunale Freud), senza strappare capelli, anzi cessando di strapparli e strapparseli.

Milano, 5 febbraio 2008

 

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