LO SCIVOLO DEL TRADIMENTO

Il passaggio al Regime o Istituzione dell’Oggetto infernale avviene con facilità, intendo quella dello scivolamento su una chiazza d’olio o sul ghiaccio.

Cento ne sono gli esempi e casi, tra i quali le ninne-nanne (si comincia presto), ossia la prima ipnosi, quella in cui il sonno è ottenuto per scivolamento.

Alcuni si presentano complessi e fintamente adulti, ma tutti sono riconducibili alla semplicità-semplicismo dello scivolamento (ogni semplicismo è maligno, ed è noto che le cellule cancerose sono cellule semplificate):
Lacan diceva dérapage, ma questo è padroneggiato dallo sciatore, che non scivola affatto salvo appunto quando scivola davvero e si frattura il femore.

L’esempio migliore che conosco è quello proposto da Raffaella Colombo, che ho Già commentato.

Un bambino si trova in compagnia della madre, dalla quale ha finora avuto una serie ininterrotta di buoni trattamenti peraltro ricambiati, e ciò lo legittima a chiamare “amore” tale esperienza a ripetizione, senza bisogno di indagini linguistiche.

Ma un giorno subentra una nuova esperienza, non traumatica come tale neppure se spiacevole:
la madre fa qualcosa che gli dispiace, allora il bambino la sanziona (c’è giudizio corretto) con un piccolo schiaffo, cioè il bambino ha una buona Ragion pratica con facoltà di giudizio:
ma per tutta risposta la madre reagisce con un’imposizione che è il vero trauma patogeno, non quella di un sussiegoso schiaffo come replica, bensì quella dell’Oggetto trascendente “Alla Mamma?!”

É un tradimento, cancerogeno come un’irradiazione proditoria di RX:
il trauma patogeno ferisce la facoltà di pensiero (proprio come nel “peccato originale”):
fin qui “amore” e “madre” erano onesti significanti dotati di significato e referenza, d’ora in poi entrano nell’Assoluto, senza più significato né referenza, puri Oggetti sottratti all’imputabilità e con funzione di comando.

Prima c’era meta, con le sue eventuali difficoltà e dispiaceri, d’ora in poi ci sarà solo Destino comandato dalla Teoria, non dalla volontà o arbitrio quantunque discutibile di qualcuno.

La madre come partner reale scompare, per rimanervi astrattamente solo come il vettore dell’Oggetto:
quando questa madre-veicolo morirà, non potrà esservi lutto semplicemente per mancanza della materia del lutto:
è la porta aperta sulla melanconia, e nostalgia, perché scompare il veicolo non il veicolato.

In questo scivolamento oleoso, perfino “tenero” – attenzione alla “tenerezza” burrosa, e d’ora in poi anche all’amore -, il bambino non può nulla, scivola:
ecco ciò che significa “ingenuità” senza ancora innocenza:
l’in-nocenza non è ingenua perché ha il sapere del nuocere – un sapere giurisprudenziale -, giudica e sanziona:
senza vendetta né crudeltà, meno ancora odio:
l’odio puro – la melanconia – è la dimensione dell’assenza di giudizio, o del Cielo dell’Oggetto.

Mi viene domandato – non come obiezione – se il mio parlare dell’Oggetto e del suo Cielo im-ponente non sia senza scampo:
non è affatto così, servono solo due scoperte facili:
1° quella dell’idiozia inevitabile immanente all’ingenuità, che rende inerme allo scivolamento, senza la quale ingenuità il bambino avrebbe dato un secondo schiaffo alla mamma, o si sarebbe messo a ridere come di fronte a un’assurdità sciocca come quella degli asini che volano (ecco l’inconsistente dignità logica della frase “Alla Mamma?!”, e in generale degli Oggetti celesti),
2° quella della successiva vita di compromessi intavolati nel conflitto permanente con l’Oggetto, e il compromesso (dell’io) è pur sempre una facoltà rimasta in vita:
in ambedue le scoperte la facoltà del giudizio, con cambiamento di regime o Istituzione, è a portata di mano:
nelle analisi assistiamo al lungo sottrarsi della mano.

Sul mio cellulare compare a volte la scritta “Carta SIM non pronta”:
ecco l’idiota:
la guarigione passa per la scoperta pacifica “Che idiota sono stato!”:
ma il primo idiota è il Diavolo (ci tornerò).

Milano, 18 gennaio 2008

 

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