L’INSUPERABILITÀ MORALE DI FREUD

Sabato domenica 26-27 gennaio 2008
in anno 151 post Freud natum

 

Lettura di:

S. Freud, Totem e tabù, OSF 7
Analisi terminabile e interminabile, OSF 11, cap. 8

In morale Freud resta insuperabile a fronte di tutte le morali, per avere scoperto e detto che c’è un solo peccato, il parricidio:
tutto il resto è specie di questo unico genere.

Anche molti padri lo commettono, tanto che sembrerebbero meritare il… parricidio (rimando a Freud sul parricidio in Dostoevskij):
e anche molte madri, benché come complici, il che ho caratterizzato con la frase “Mia madre mi ha fatto dispiacere mio padre” (è un parricidio ma di secondo grado).

Il figlicidio non è un peccato a sé, perché il figlio è ciò che accerta, in quanto erede non biologico, il padre:
non c’è padre senza figlio (“padre” non è predicato dell’ente “padre”), così che uccidere il figlio è uccidere il padre.

In questo e in altri articoli, lavorando offro lavoro
– nel caso, circa la domanda con cui termina l’articolo “A cosa serve un uomo?”, 24 gennaio -,
invitando a leggere i due testi succitati:
1. del primo, romanzo logico a pretesto antropologico, faccio osservare che le donne stanno alla finestra (matroneo o gineceo) a guatare, con impietoso patetismo, i figli che lottano contro il padre e lo uccidono, per poi restare legati sì, ma in un legame sociale egualitario solo perché invidioso:
le donne sono separate come risultanza della non-paternità del legame tra i figli;
2. del secondo segnalo la precisa scelta freudiana di individuare proprio nello s-legame tra uomini la non-paternità come patologia del rapporto.

Milano, 26-27 gennaio 2008

 

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