L’AMANTE DEL SONNO E IL LINGUAGGIO

Gli Antichi – i Mitografi non i Filosofi – avevano ragione a inventare un amante del sonno, Morfeo.

L’amante, uomo o donna, bisogna propiziarselo:
c’è onore in questo, non umiliazione.

O anche, il sonno non è narcisistico, né il sogno, perché è lavoro, elaborazione e complessa, perché si trova ai ferri corti con l’avversario del pensiero (l’Oggetto) con la sua censura:
il sonno è un’alcova di cui il sogno è l’ancella (“protettore del sonno” annotava Freud):
non a torto, e non per eufemismo, si dice “dormire insieme”, pur essendo i due sonni inconfondibili e i due sogni senza contatto, neppure se gli amanti si toccano.

Una delle forme della propiziazione è il privilegio, quello dell’unicità di partner:
privilegio non è esclusione, non abolisce l’Universo, non è parzialità né ritiro.

Qui si tratta del privilegio del riposo
– noto che significa ri-porsi, rifare posto -,
che significa “Fa’ tu!” rivolto al Mondo intero anche nella sua poca affidabilità, con sospensione di ogni responsabilità eccettuata quella del proprio posto.

“Va’ a riporti!”, si dice, ma è una contraffazione malevola, tra le mille del linguaggio:
vero che siamo parassitati dal linguaggio, ma lo siamo da ciò che del linguaggio è parassita, “zizzania”:
la nostra stoffa di partenza è la medesima del buon grano.

Il linguaggio è bacillocultura perché in sé è buon terreno di cultura:
è del buono che il parassita vive, ecco cosa significa passare dal principio di piacere (buono) al principio di realtà (lo stesso ma riabilitato con facoltà di giudizio non più ritirabile).

Si conferma che il linguaggio esiste a livello della frase.

Conosco pochi attacchi all’umanità pari all’imperativo della responsabilità generalizzata, che è l’imperativo di Atlante, collega di Prometeo (ambedue insonni, non Zeus).

Morale è l’imputabilità:
che non solo non è debitrice del senso di colpa, ma ne è la soluzione:
dal non-giudizio al giudizio.

Milano, 15 gennaio 2008

 

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