IL RASOIO DEL BARISTA

Prima è venuto il celebre rasoio di Ockham così enunciato:
“Gli enti non vanno moltiplicati se proprio non sono necessari” (Entia non sunt multiplicanda praeter necessitatem), XIV secolo, massima logica da non trascurare mai.

A quello aggiungo, e perfino associo, il rasoio del barista quando serve birra:
la schiuma va rasata via.

Per quel lavoro che chiamiamo vita quotidiana ciò è prudenza
– come diciamo “giurisprudenza” ossia sapere: non si tratta di tirare indietro né di avarizia di pensiero e parola –
non meno che per il lavoro del Filosofo.

Ma questo duplice gesto del rasoio è raro nei due casi, quello del lavoro quotidiano come in quello del filosofo:
per esempio un Platone che avesse ascoltato Ockham prima di Ockham non avrebbe introdotto l’ente “anima”, che non solo è praeter necessitatem ma anche contra cogitationem ossia contro il singolo:
l’anima di troppo asserve il pensiero, con il pretesto paranoico che il corpo, che è pensiero-di-corpo, asserve l’anima (il corpo prigione dell’anima).

La rasabile schiuma dell’anima – riempite di schiuma una stanza e soffocheremo tutti – compie poi la diffamazione di dichiarare schiuma i sogni, al che Freud ha protestato:
“I sogni non sono affatto schiuma” (Träume sind keine Schäume).

Non sto dicendo la sciocchezza che “un bel silenzio non fu mai scritto”
– caso particolare: non è vero che lo psicoanalista fa silenzio, semplicemente lascia lavorare-pensare-parlare un altro, in attesa del momento buono atteso –
bensì che la moltiplicazione indebita di enti-discorsi-oggetti sensibili fa da Potenza occupante di posti altrimenti liberi.

La libertà è vincolata al posto:
Freud ne ha posto – ecco ciò che significa “posto” – uno che mai era stato posto, nella forma fisica-estetica-logica del divano:
nella sua forma logica, non quella fisico-estetica, il divano è universalizzabile:
è un posto, né ente né schiuma.

Milano, 14 gennaio 2008

 

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