DIRE/MARE/FARE

Si è imposto l’infame detto del mare che starebbe tra il dire e il fare:
ma è che ce lo si mette.

É una delle forme della guerra, almeno intestina.

Contro ogni evidenza – il dire è il primo e primario fare della nostra vita inclusa quella pubblica -, questo detto colloca il dire come teorico nell’impotenza, non già pratico come ogni fare:
il dire è il primo moto del corpo, ma questa è la più negata delle evidenze:
la motricità che esso comporta è superiore e più complessa di ogni altra, tanto più nel suo implicare gestualità, mimica, postura e ovviamente rapporti.

Quel detto male-detto pone dire e fare come estremi divisi – divide et impera – di un passaggio da compiere da una sponda all’altra.

Ma questo disegno è un artefatto ottenuto dall’insinuarsi dell’Oggetto-Ideale-Teoria come terzo, e come terzo incomodo molto scomodo, tra il dire e il fare.

Il gioco di prestigio dell’Ideale è l’illusione e inganno di una divisione – mare – tra partenza e arrivo, incolmabile salvo seguire le istruzioni dell’Ideale o Teoria, che mette fuori causa lavoro e io.

Parlo da tempo del Cielo infernale dell’Oggetto che piomba in terra da meteorite, come direttiva comando o guida (Fűhrer) che fa da traghetto per l’azione, mettendo fuori autorità il pensiero (lavoro dell’io, emigrante sottocoperta).

Questo disegno è stato reso esplicito da Platone per primo (Fedone XXXV, per bocca di Simmia):
due sponde con in mezzo il “mare della vita”, e una traversata resa sicura solo dalla “solida barca” di una “divina rivelazione”.

Nella scelta delle parole (prive di significato e senso) vediamo l’astuzia di Platone farmacista-avvelenatore (Derrida):
quanti miei amici cristiani, anche di secoli fa, ne sono stati soggiogati! (“divina rivelazione” presa a modello della Rivelazione):
la colla delle parole è tenace.

Ma la divisione dire/fare è solo l’inganno penultimo rispetto all’ultimo, quello della divisione tra pensare e dire:
mentre il pensare dà la forma del dire, e con esso del corpo:
è il pensiero a dare la forma, non l’anima.

Milano, 16 gennaio 2008

 

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