ANCORA SU SACRO E SANTO

Ne ho scritto a più riprese (recentemente in “Il clericalismo del sacro”, 17 gennaio), ma non mi sottraggo alla richiesta di un supplemento, ragionevole nello smarrimento odierno e bimillenario:
il Santo (etimo a parte, da sancire: ma l’etimologia non fonda nulla, al più aiuta) si propone all’imputazione o giudizio imputativo (premiale prima che penale), che desidera perché coltiva l’innocenza senza ingenuità;
il Sacro pone un limite all’imputabilità (più volgarmente: “Si mangia la minestra che passa il Convento” senza valutazione né del Convento né della minestra), coltivando l’ambiguità quanto all’in-nocenza.

Se “Dio” fosse non santo ma sacro (Oggetto), dovremo salvarci anche da lui.

Milano, 23 gennaio 2008

 

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