MISTICA, E R. BARTHES

Quando sento questa parola, “mistica”, non mi fido, come nel caso di altre:
mistero, fede, amore.

Ciò non toglie che le assumo anzi le difendo, ma solo nella precisa misura in cui ne do un significato chiaro e distinto.

Così, con “mistero” designo ciò che non ha causa:
e al primo posto pongo il pensiero, anche se nei millenni, e oggi forse più che ieri, tutto è fatto a tutti i livelli affinché esso esista solo come causato, e precisamente comandato.

Quanto a “fede”, ho già scherzato dicendo che ci voleva proprio un feroce psicoanalista come me per proporne l’unico possibile concetto nitido:
quello di giudizio di affidabilità, di cui ho anche dato la composizione:
giudizio di innocenza, di non contraddizione, di non ingenuità (ci sono anche altri fattori).

Sull’amore, ho proposto che non lo è né l’amore detto “narcisistico” né quello detto “oggettuale”:
questo non è meno narcisistico di quello, e quello non è meno oggettuale di questo:
in ambedue i casi ha il primato quell’Oggetto ideale di cui parlo da mesi:
se la parola “amore” ha titolo alla sua esistenza, è solo per designare una partnership non a somma zero, e con profitto per tutti i partner:
la psicoanalisi ne è un’applicazione.

Per “mistica” mi collego ai “Frammenti di un discorso amoroso” di R. Barthes (che ricordo anche come mio ex Directeur détudes a Parigi), che connette l’amore a mistica e ritmo.

Ne convengo, a condizione che l’amore, se è, non è il ciarpame spirituale del “perdersi nell’amato” ossia nell’Oggetto:
questa idea di mistica è solo una sciocchezza se non un crimine.

C’è un altro caso, di cui ho più volte parlato, quello del “Fa’ tu!” (o “Dì tu!”, o “Pensa tu!”), con saputa nonché modesta alternanza o ritmo, non il suddetto ciarpame mistico a senso unico.

Nella mistica di un tale “fa’ tu” non si tratta di ozio di uno dei partner, ma di assunzione di ciò che l’altro fa senza obiezione di principio a ciò che fa:
potrebbe anche essere “Dio”, la norma non cambia.

Ecco mistica e ritmo uniti:
meglio del “Fort-da” freudiano citato da R. Barthes, che non è affatto amoroso.

Milano, 19 dicembre 2007

 

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