L’A-UOMISMO

Sabato domenica 1-2 dicembre 2007
in anno 151 post Freud natum

 

Lettura di:

S. Freud
Ogni pagina
OSF

Mi sono già pronunciato nella forma del concetto, ossia laicamente, su parole di aura religiosa:

1. scarto ogni uso della parola “mistero” quando questa non significhi qualcosa che non è causato,  non prigioniero di un ordine causale, qualcosa che inizia come fonte,
e il solo fatto di questo genere a me noto è il pensiero,
e Freud è il primo uomo che si è liberato della prigionia dell’anima, a favore del pensiero;

2. scarto ogni uso della parola “fede” quando questa non significhi giudizio di affidabilità:
potrei prendere in considerazione un cosiddetto “Dio” – sottolineo cosiddetto – se si proponesse realmente, anzitutto discorsivamente, secondo i connotati dell’affidabilità:
li ho già enumerati e descritti: innocenza, consistenza ossia non contraddizione o non paradosso, non ingenuità, et coetera;
rifiuto l’Imperativo “avere la fede”, “La Fede” come Oggetto incombente;
è come laico, ossia nel giudizio, che posso avere fede (il che significa che fino a oggi ce n’è poca a dir poco);
“Dio” è una parola non-consueta per l’Ebraismo, resa poi desueta da Gesù:
è solo dopo quest’ultimo che essa è diventata consueta, in era cristiana, sulla scorta dei Greci e in contrasto con l’Ebraismo, anche con quello innovativo dello stesso Gesù (che peraltro non aveva fede alcuna).

3. Mi è ora offerta l’occasione di pronunciarmi sulla parola “ateismo”, da un articolo recente su un importante e stimato teologo cattolico odierno, in cui si parla di fede, mistero, ateismo.

Fin da giovanissimo questa parola mi lasciava indifferente – era un’epoca in cui la parola andava forte -, eppure non ero affatto un indifferente (e così oggi).:
si sono già persi secoli su questa parola, e su versanti opposti della “barricata”;
così come si continua a perdere tempo tra creazionismo e evoluzionismo:
l’interessante non è la creazione della natura, ma la generazione dell’uomo, in cui è implicata, non implicante, una materia alle cui leggi il generato non si sottrae.

Devo ancora a Freud le premesse per scoprire (non  dedurre, tanto meno teologicamente) l’uomo come genitus (erede) e non factus.

Se spartiacque ha da essere (non come barricata, con armi da fuoco anche solo dialettico), esso non è tra teismo e ateismo, né tra fede e ateismo o non-credenza, bensì tra uomo, cioè uomo-pensiero, e a-uomismo (neologismo mio):
a-uomismo significa che l’uomo è natura, soggetto alle leggi causali di questa, indifferentemente alla distinzione tra creazione e evoluzione:
rispetto all’uomo questa distinzione è frivola.

Grave non è tanto il panteismo di B. Spinoza, Deus sive natura, bensì l’homo sive natura, che M. Foucault ricavava correttamente proprio da Spinosa.

Freud è l’unica difesa moderna nei confronti dell’a-uomismo moderno, ma già antico e perfino teologico:
insomma, grande è la confusione sotto il cielo:
tanto grande che Spinosa è stato preceduto nel sive natura dal cattolicissimo F. Suarez:
che farebbe “Dio” senza uomo?, Povero Dio!:
in ciò sono superortodosso, perché – almeno così si dice – Gesù ha desiderato, e come desiderio personale, di restare uomo in saecula saeculorum.

“La Fede” come Oggetto incombente, imperativo, non giudizio, è patogena come tutti gli altri Oggetti incombenti:
“La Madre”, “L’Amore”, “La Donna”, eccetera, nel plumbeo Cielo di stelle fisse dell’Oggetto ideale e imperativo.

Milano, 1-2 dicembre 2007

 

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