PII DESIDERI, O LA DOLOSA E DOLOROSA FORTUNA

Questa espressione , “Pii desideri”, ha avuto molta fortuna:
ma pochi sanno che all’origine non significava affatto desideri illusori o flaccidi.

Essa dava titolo, Pia desideria, al libro principale del 1675 di P. J. Spener, teologo protestante fondatore del movimento detto Pietismo come corrente luterana:
trovo superfluo dare illustrazione da banchi di Scuola, come pure ribadire che io non sono affatto un Pietista.

La parola “desideri” ha avuto cattiva sorte, e i desideri anche, in coppia con la parola “amore”, e l’amore anche.

Circa questo, rammento la… fortuna avuta dall’espressione “amore platonico”:
essa è passata a significare l’“amore” tra due timide animucce gemelle, spirituali all’estremo fino a non sfiorarsi neppure:
mentre significa (Platone) la co-itazione omosessuale maschile, considerata però tanto tanto spirituale (anzitutto tra maestro e discepolo), fino a far sì che se ne “acquisisce virtù” (ancora Platone, “Repubblica”).

C’è qualcosa di millenariamente doloso nella “fortuna” delle parole.

Milano, 30 novembre 2007

 

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