STRAGI E SAGOME

Questo articolo appartiene al contesto del precedente, in cui figura già la parola “strage”.

Uno sogna di fare una strage, a freddo e su sconosciuti, ecco il contenuto rilevante del sogno:
sagome, come al cinema la silhouette in ombra di uno della fila davanti che si alza per uscire:
non è puramente scherzoso il pensiero “Lo ucciderei!”;
“che sagoma!”, si diceva un tempo senza sapere che cosa di diceva, come al poligono di tiro.

Infastidito a dir poco dal dover prendere nota di essere latore di un tale pensiero, il sognatore ha “dedotto” che allora bisognerebbe mettergli le manette, o magari condannarlo a morte.

Ho osservato che invece il Codice Penale dispone la sanzione solo a fatto accaduto, diversamente  sarebbe stragista anch’esso:
questa bilateralità (nel sognatore) conferma l’esistenza di un pensiero stragista.

Mi toccherà correlare il pensiero stragista con l’Oggetto o Ideale o Imperativo “Sii Uomo!”:
questo Imperativo si apre a ogni possibile esito.

Se di esso è fonte il padre, in nome del Padre Ideale si potrebbe perfino uccidere il padre reale, anch’esso reso sagoma vuota dal Padre ideale, al grido “Che sagoma mio padre!”

La sagoma abolisce il corpo, non si limita a imprigionarlo come in un’anima di ferro.

Milano, 16 ottobre 2007

 

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