SABATO DOMENICA 20-21 OTTOBRE 2007

Sabato domenica 20-21 ottobre 2007
in anno 151 post Freud natum

 

Lettura di:

S. Freud
Introduzione alla psicoanalisi, Lezione 1
OSF 8

Raccomando una citazione, con la caratteristica “semplicità” freudiana (che ricorda la vecchia “semplicità” evangelica, mah!)

“Nell’insegnamento della medicina siete stati abituati a vedere [sottolineatura mia]. Vedete il preparato anatomico, il precipitato nella reazione chimica, l’accorciamento del muscolo come risultato della stimolazione dei suoi nervi. Più tardi viene presentato ai vostri sensi l’ammalato, i sintomi del suo male, gli esiti del processo morboso, in numerosi casi persino gli agenti della malattia allo stato puro. Nelle discipline chirurgiche siete testimoni degli interventi con i quali si presta aiuto al malato, e potete tentarne voi stessi l’esecuzione. Anche nella psichiatria la presentazione del malato, con la sua mimica alterata, il suo modo di parlare e il suo comportamento, vi forniscono una quantità di osservazioni che lasciano in voi impressioni profonde. Così il docente di medicina svolge prevalentemente la parte di una guida e di un commentatore che vi accompagna attraverso un museo mentre voi ottenete il contatto immediato con gli oggetti [sottolineatura mia] e siete certi che la vostra convinzione dell’esistenza dei nuovi fatti sia frutto della vostra percezione.

Ma ahimè [1], tutto va diversamente nella psicoanalisi. Nel trattamento analitico non si procede a nient’altro che a uno scambio di parole [sottolineatura mia] tra l’analizzato e il medico. Il paziente parla, racconta di esperienze passate e di impressioni presenti, si lamenta, ammette i propri desideri e impulsi emotivi [2]. Il medico ascolta, cerca di dare un indirizzo ai processi di pensiero del paziente, lo esorta, sospinge la sua attenzione verso determinate direzioni, gli fornisce alcuni schiarimenti e osserva le reazioni di comprensione e di rifiuto che in tal modo suscita nel malato. I parenti incolti dei nostri malati, inoltre, cui fa impressione solo ciò che si può vedere e toccare – di preferenza azioni come quelle che si vedono al cinematografo -, non trascurano mai di esternare i loro dubbi che ‘soltanto con dei discorsi si possa concludere qualcosa contro la malattia’ [sottolineatura mia]. Naturalmente questo è un modo di pensare tanto ristretto quanto incoerente. Si tratta di quelle stesse persone che sono sicurissime che i sintomi dei malati ‘non sono altro che immaginazioni’ ”.

Il Pensiero di natura è in progresso su Freud, che nella legge di moto detta “pulsione” collocava ancora l’oggetto (spinta-fonte-oggetto-meta).

Ma nella tecnica psicoanalitica, o psicoanalisi come applicazione nella cura del Pensiero di natura, Freud era già passato al Pensiero di natura:
non l’oggetto bensì due partner di un lavoro produttivo a partire da una materia prima (non oggetto).

Non che sull’oggetto Freud non fosse già critico (per esempio, ma non solo, nel segnalare la debole alternativa tra amore narcisistico e amore oggettuale), ma non quanto bastava per evitare ai seguaci di precipitarsi nel baratro dell’Oggetto.

___________

[1] Questa è l’unica correzione che faccio alla traduzione OSF, in cui si traduce “purtroppo”: qui Freud fa della comicità, o del motto di spirito (la parola tedesca è “leider”).
[2] Correggo la precedente nota, e protesto: Freud non ha scritto “impulsi emotivi” bensì “Gefühlsregungen”, ossia impulsi di sentimento: Freud ha parlato di affetti, e sentimenti, senza mai concedere nulla a una “sfera” degli affetti.

Milano, 20-21 ottobre 2007

 

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