LO HANDICAP MASCHILE, O L’OGGETTO “UOMO”

Dopo una settimana sabbatica, riprendo in tono leggero.

Gli uomini sono gli handicappati nei confronti della donna:
e lo sanno, le donne anche (ma tutti mentono).

Lo sono, non fosse che per i loro problemi di prova (la “prova d’amore”), di prestanza (tutti sanno di che sto parlando).

É l’uomo il sesso debole, e non viene perdonato come è documentato da millenni di vendetta della donna-Furia:
tanto più Furia nella formazione reattiva come “santa donna”, pia buona misericordiosa sacrificale sofferente (nei casi più coerenti segue figlio autistico).
la frase “la Madre ama” è pura vendetta in quanto Teoria contro l’uomo, anzi contro la differenza:
la distinzione tra amore materno e amore paterno aggrava la situazione sistematizzandola:
con annullamento del significato della parola (divide et impera).

Si tratta di vendetta senza Diritto, che come tutti sanno proibisce la vendetta, il che dice che al Diritto non siamo ancora arrivati:
intendo un Primo diritto, positivo non “naturale”, di cui parlo da… millenni.

Lacan non diceva altro con “L’uomo è il sesso debole riguardo alla perversione”.

Dall’inizio di settembre non faccio che parlare del Cielo infernale dell’Oggetto, e oggi domando:
quando “Uomo” è Oggetto?, e rispondo:
quando corrisponde all’ Oggetto o Ideale o Imperativo “Sii uomo!”, ossia un predicato (come lo è “Sii donna!”).

In termini clinici, che uso raramente, è un imperativo psicotico:
può finire in strage (spesso attestata dal giornalismo), anonima e perlopiù di massa ma non necessariamente (ci tornerò).

A differenza dal regno animale, in cui ci si infischia quasi assolutamente della differenza dei sessi, “uomo” quando non è sottomesso all’Inferno celeste non significa altro che differenza dalla donna:
fino all’intercambiabilità, logica non biologica (non sono per la chirurgia sessuale).

Questa sarebbe una buona notizia, un valido pensiero, potrebbe portare bene ad ambedue come una grazia:
invece no.

Milano, 15 ottobre 2007

 

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