LA DUPLICE RADICE DELL’ETERNITÀ

Le due radici sono l’angoscia e l’orgasmo (questo articolo fa seguito a quello di ieri):

1° una radice dell’eternità (cioè una Teoria) è l’angoscia:
la soluzione alla quale è cercata nella rimozione, che cerca l’eternità benché ancora nel tempo, con tentato annullamento di questo nel perenne rinvio all’unità temporale successiva, a un futuro senza futuro (è il “domani” di Rossella o’ Hara come esempio insuperato di rimozione):
ciò fin che dura, e non dura:
ed ecco il “ritorno del rimosso”, cioè il debito rinviato non è più rinviabile, come tutti i debiti;

2° l’altra radice è l’orgasmo che offre, come illusione per il pensiero, di colmare la lacuna (c’è ancora il tempo benché svuotato) per mezzo dell’idea di una estaticità extratemporale con (almeno!) una soddisfazione:
è un segreto di Pulcinella che l’estasi mistica è orgastica, e non illusoriamente in tale caso:
ciò che è illusorio è l’idea che essa rappresenti un momento di eternità senza tempo, solo perché per un momento il pensiero fa vacanza:
quando questa idea è coltivata nella fissazione (“eterna”), abbiamo il godimento dell’idiota (“jouissance de l’idiot”), orgasmo perenne senza contingenza, vacanza eterna del pensiero (ecco l’idiota).

La rimozione tenta di realizzare l’eternità nel tempo orologiaio o lineare kantiano, e anche volgare.

Il tempo del futuro semplice (“sarà”) è il tempo dell’angoscia,
il tempo del futuro anteriore (“sarà stato”) è il tempo della soddisfazione, che l’eternità annulla:
è il tempo di lavoro-profitto-rapporto, uniti tra un primo e un secondo tempo.

Nella mia infanzia era celebre il film “Dio non paga il sabato” cioè un’affermazione iniqua:
secondo me non va bene se non paga già dal lunedì:
tutt’al più è da discutere se paga sotto forma di salario, sempre basso come tutti sanno.

Allen ha ironizzato su tutta questa storia di orgasmi psico-teo-mistici (“Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso ma non avete mai osato chiederlo”):
si tratta dell’episodio in cui uno scienziato pazzo offre al suo giovane bell’assistente un orgasmo temporale di quattro ore, riducendolo così a un mostro di deformità e contratture degno della creatura del Dr Frankestein del romanzo di M. Shelley.

Milano, 30 ottobre 2007

 

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