IL MALE DEL “BENE”, E IL GIORNALISMO

In questo nuovo inizio d’anno, riassumo il nostro “dogma” di partenza, che  è un’alternativa:
dogma già del bambino, poi della psicoanalisi, poi del pensiero di natura:
“Il bene non si tratta di farlo, ma di agire in modo che si produca come profitto per mezzo di un altro”,
ossia si tratta di promuovere un appuntamento produttivo con un partner.

“Il Bene” ideale o astratto è l’Oggetto malefico plurimillenario, che occupa le nostre vite come un esercito d’occupazione, o un Regime totalitario.

“Il Bene” as-soluto è un Oggetto matrice dei peggiori relativismi:
come sempre, è la competenza individuale nel giudizio a essere sconfitta:
il bambino è uno sconfitto.

Lo diceva già il racconto delle origini (Genesi):
dal giudizio “buono” al “Bene” pre-giudiziale e presupposto.

L’Inferno è “Il Bene” ab-solutus, indiscernibile, ingiudicabile:
“Il Bene” è infernale:
si vede che Dio perdona davvero, se non ci ha ancora annegati tutti per averlo definito come “Sommo Bene”.

Le donne invece non ci perdonano, noi uomini, quando le prendiamo come Sommo Bene:
le catastrofi amorose dipendono, non dalle donne, bensì da “La Donna” (stupidità maschile), che nella sua non-esistenza esercita la più nefasta delle assenze.

Piuttosto che “Il Bene”, preferisco retrocedere al materialismo volgare e ingenuo, quello del sindacalista d’altri tempi che diceva che “Il bene si giudica dalla busta-paga”:
quantomeno sosteneva il solo “punto di vista” che tenga, quello economico.

Anche questa volta faccio del giornalismo:
leggendo il Quotidiano, o guardando il Telegiornale, vedrete sempre in opera questa alternativa.

Milano, 2 ottobre 2007

 

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