UN ONESTO SOGNO, E L’ “INCONSCIO”

Ecco un onesto sogno:
ma lo sono tutti (“onesto” è un buon aggettivo, molto sottovalutato).

È anche un sogno (che significa pensiero) che si presta al didattico.

Sulla scena di esso compare alla sognatrice un uomo conosciuto da breve tempo, un uomo degno, connotato per lei solo da tratti positivi, favorevoli, e credibilmente tali.

Tale uomo da qualche tempo si è proposto a lei anche con dichiarazioni amorose affidabili, afferenti al coniugio, e lei non dubita della gradevole serietà della profferta.

Eppure nel sogno, senza che in esso sia presente alcun tratto o atto sfavorevole, egli è presente  sotto il segno di una minaccia (oscura), angoscia.

Da quando lo conosce, lei è soggetta a vaginiti temporalmente connesse a incontri (non dico necessariamente sessuali) con lui.

Poi ricorda che lo stesso sintomo si era presentato quattro anni prima:
allorché il suo compagno di allora e ancora attuale le aveva proposto di sposarla, e allorché poco tempo dopo durante una vacanza comune lei aveva “temuto” di esserne incinta.

Al primo sogno se ne aggiunge subito un altro contemporaneo:
figura ancora la sua cistite come figlia, ma in esso la cistite primaria è della madre, ossia il pensiero della figlia è “La mia cistite è la tua” (il che usiamo chiamare “identificazione”).

Già dall’analisi sapevamo che fin dall’infanzia della figlia la madre era, o era diventata, militantemente e odiosamente avversa alla relazione di una donna con un uomo.

Ed ecco il momento didattico, che deve sempre e solo restare secondario cioè derivato:
sono due le accezioni di “inconscio”:

1° l’inconscio è il pensiero, o desiderio fresco e onesto, di questa giovane donna di avere un compagno: pensiero indomito, ma che si difende dall’angoscia con fragili compromessi;

2° c’è poi l’inconscietà dis-onesta dell’avversario che è censura di questo pensiero o desiderio, avversario che si nasconde dietro tutti i veli anche “santi”, per non farsi riconoscere come censura o malvagità con l’arma irresistibile dell’angoscia:
ecco i due significati di “inconscio”.

Alla base troveremo sempre la Teoria detta “Sessual-ità” come imperativo (teorizzato come naturale), latore di un’obiezione, non al “fare sesso” bensì al rapporto che, quando è, è privo di obiezioni. tanto allo champagne quanto al “fare sesso”:
che è un’espressione un po’ sommaria, ma alla quale non ho obiezioni fondamentali,
dato che, come dico da anni, il fare sesso “nulla lo comanda e nulla lo proibisce”, ossia non è una legge della natura, né della morale.

Certo, questa è una verità che fa rabbia, molta, moltissima, fino all’intolleranza estrema:
l’intolleranza attacca – non dico che origina – come intolleranza della differenza dei sessi:
le altre e storiche intolleranze seguono.

Milano, 26 settembre 2007

 

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