MEDICO ANZI VETERINARIO

Al mio medico domando di comportarsi con me da buon veterinario.

Cioè di avere cura del mio corpus vile, e che lo faccia con rispetto anzi onore:
e senza immischiarsi nel mio corpus nobile ossia umano, che è debitore, nel suo moto fino alla sua estetica, del mio pensiero, che è il mio primo curante quando si associa convenientemente al pensiero di un altro:
questa associazione conveniente è l’unico caso che meriti la parola “amore”, di cui la psicoanalisi è un esempio.

Il medico neanche si sogni, sia pure alla lontana e metaforicamente, di essere un buon Samaritano:
quest’ultimo non è un medico bensì un economista, che rifà ordine in un universo che è stato economicamente depresso in un punto, e un giurista, che ristabilisce le condizioni per i rapporti (l’essere in vita).

Non sto accusando i medici di comportarsi male (casi a parte), ma sto osservando che la maggioranza dei pazienti sono troppo… pazienti:
ossia patiscono, oltre alla malattia, anche un’atavica umiliazione (del loro pensiero), accompagnata da un presupposto di ignoranza invincibile.

Allora fanno del medico non un soggetto che sa (certe cose), ma un Soggetto-supposto-sapere, qualsiasi cosa egli sappia davvero.

E perfino un Soggetto supposto amare:
Dio stesso si rivolterebbe all’idea di essere supposto amare.

Proprio questo “Soggetto supposto” è quell’Oggetto sovrastante, oscurante, occulto, di cui vado parlando da tempo:
quando andiamo dal medico, ci andiamo sovrastati da un tale Oggetto (in ciò lui non è meglio di noi).

A un onesto sapere sovrapponiamo una Conoscenza presupposta (è la “Conoscenza” platonica, Oggetto avverso al sapere, Oggetto sempre carognamente aldilà):
il sapere è a portata, la Conoscenza istericamente no.

Peggio che istericamente:
la medicina come modello sociale e amoroso è un crimine.

Lo psicoanalista è medico (e Freud continua a chiamarlo Arzt ossia medico) amico del corpus umano o nobile, con salvaguardia conseguente anche del corpus vile:
egli esercita tale professione da economista e giurista, senza predizione né prescrizione (“me l’ha ordinato il medico”).

Milano, 19 settembre 2007

 

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