GIUDITTA MANNARA

Le donne mi piacciono mannare.

Bisognerebbe fare ripartire tante cose da una verità facile, ma resa difficile dall’essere negata dai più e dalla Cultura:
che le donne possono essere altrettante Giuditte, e alla bisogna senza scrupoli.

Non dico delle assassine, né delle Meduse (c’è un articolo di Freud in proposito):
vero che abbondano le une (vedi la perfidia pia di cui ho appena scritto) e le altre, ma ciò dipende soprattutto dall’inettitudine degli uomini.

Ma non credo di essere stato capito:
io dormirei volentieri con una Giuditta, e senza timore di finire come Oloferne (salvo il caso di esserlo, o un Bill to kill), inoltre in una Giuditta così abile nell’uso delle armi avrei un’amorosa e sagace guardia del corpo permanente (con reciprocazione);
idem con una Salomè, anche se mi chiamassi Giovanni Battista:
pur di non commettere l’errore di Giovanni B., che Gesù non avrebbe commesso:
infatti, perché mai sdrucciolare su una vicenda politico-morale tanto dozzinale e locale?

Posso immaginare l’una e l’altra come tenere inoffensive e appassionate amanti, bisogna sanguinaria a parte.

Sono ragionevolmente certo che Maria di Nazaret era della medesima stoffa:
dunque non “La Mamma”, a parte una tentazione subito bloccata da un figlio che non era da meno.

Ho menzionato tre donne capaci di distinguere tra amore e innamoramento.

Milano, 13 settembre 2007

 

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