DOSTOEVSKIJ E IL PARRICIDIO

Sabato domenica 8-9 settembre 2007
in anno 151 post Freud natum

 

Lettura di:

S. Freud
Dostoevskij e il parricidio
OSF 10

Pochissimi hanno osservato il sottotitolo di questa rubrica sabato-domenicale:
essa colloca l’era freudiana entro l’era cristiana.

Sorprende che questo scritto di Freud non sia consigliato a tutti gli studenti delle scuole secondarie.

Freud è la leva (non dico il punto di appoggio) per sollevare il mondo dalle sue sorti, malandate da quando
– e possiamo dire da sempre, ma con costruibile periodizzazione dei tempi lunghi e troppo lunghi, e anche dei tempi brevi, quelli delle nostre vite personali –
sono state aperte le porte al cavallo di Troia dell’Oggetto sopravedente, Potenza di occupazione, l’Uno nemico del Due ossia del rapporto:
ecco perché “Timeo Danaos et dona ferentes”, e i Danai sono i Greci con il loro esercito non solo di Agamennone ma di Platone:
i Troiani siamo noi.

Entro tale periodizzazione, l’era più gravemente concessiva al suddetto Cavallo – ci vorrebbe un film intitolato “Un Oggetto chiamato cavallo” –  è stata l’era cristiana come massimo di salvezza e massimo di dannazione:
zeppa di stupidi Priami (o Re Lear) che fanno entrare il cavallo.

Eppure tale era aveva inizio proprio da uno che metteva in guardia dalla zizzania (teorica) che soffoca il buon grano (del pensiero):
la “zizzania” è l’Oggetto Uno (vedi l’articolo precedente, e i precedenti), Teoria,. Ideale, Irrealismo.

Se c’è un realismo, si chiama pensiero (basta l’osservazione del bambino):
solo il pensiero è realista, non oggettivista:
anche quando viene occupato, sbarrato, diviso a opera dell’Oggetto, il pensiero resta, sta, indistruttibile, e per esempio lo chiamiamo “inconscio” come ha fatto Freud, svergognando così quell’incosciente che è la coscienza quando fa la collaborazionista di quell’Occupante che è l’Oggetto con l’“oggettività” del “sopra” e nessun’altra:
noi psicoanalisti usiamo le parole come psicofarmaci, infatti se non usiamo quelle quattro o cinque parole (per esempio “inconscio”) ci viene l’angoscia da disidentità, non sappiamo più chi siamo.

Menziono la Storia del cristianesimo solo perché è quella di una iniziale introduzione assolutamente inedita del Padre, introduzione che è stata subito fonte di conflitti, non  dico inenarrabili ma non narrati:
senza Freud essi resterebbero non narrabili:
infatti all’inizio di tale Storia il Padre veniva contrapposto alla Teoria greca del predicato (in cui “Padre” sarebbe solo un predicato dell’Ente “Dio”), perché nell’inedito il Padre è tale semplicemente perché ha un Figlio, e un Figlio in quanto erede ossia con-rettore del Regno insieme al Padre.

Per un Greco ciò era impensabile nel senso di off-thinking, proibito pensarlo.

É stato un momento importante della mia vita quello in cui ho scoperto che noi cristiani siamo i peccatori peggiori della Storia, per avere ridotto grecamente la paternità di Dio a un predicato dell’Oggetto divino, rinnegando il rapporto in cui l’erede è eguale (senza egualitarismo o égalité) alla fonte dell’eredità, “a babbo vivo”.

Milano, 8-9 settembre 2007

 

Su questo sito molte funzionalità sono rese possibili dall’uso di cookie (tecnici o di terze parti) che vengono installati nel Suo dispositivo.
Per l’uso dei cookie di terze parti abbiamo bisogno del Suo consenso: per sapere quali usiamo e come gestirli può leggere la nostra COOKIE POLICY e decidere liberamente quali attivare o come bloccarli; in questo caso alcune funzionalità potrebbero non essere più disponibili.