QUANTO DURA UN ERRORE?

Un errore dura almeno qualche millennio:
e non è detto che basti, gli errori si rilanciano, si riciclano, attraverso le generazioni.

Non esiste questione più vasta:
una volta la chiamavano miticamente la questione del “peccato originale”.

Elenchiamone solo alcuni:
l’“innamoramento” come amore, mentre  bastano pochi mesi perché emerga la sua radice d’odio,
“il Bello” come astrazione irrelata, che rende bello non solo il classico rospo, ma anche le feci di Socrate (“Simposio”),
l’“anima” come nemica del pensiero, o suo perverso sostituto,
e l’elenco può facilmente continuare (l’“ideale” eccetera).

La guarigione dalla psicopatologia dipende dalla fine di questi errori:
un’analisi è già un successo quando essi cominciano a essere riconosciuti come tali.

Sono, questi e altri, errori che risalgono di alcuni millenni, ma poi c’è stato qualcosa di più grave:
essi si sono riaffermati, anzi imposti, come “zizzania” in era cristiana, in cui hanno trovato terreno di cultura.

Platone era la zizzania prevista da Gesù, fatta per soffocare il buon grano:
ma poi è stata sostenuta come amica del buon grano, abbraccio mortale, ossia, con la battuta che ho già usato, “cose da sbattezzarsi!” (il che, logicamente, prima o poi fanno tutti).

Noi psicoanalisti (ma lo siamo?) vorremmo risolvere errori millenari in pochi mesi, o pochi anni:
che pretesa!:
ecco la differenza tra psicoanalisi e psicoterapia.

Milano, 19 luglio 2007

 

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