LE DÉJEUNER SUR L’HERBE E IL DIRITTO

Sabato domenica 7-8 luglio 2007
in anno 151 post Freud natum

 

Lettura di:

S. Freud
La questione dell’analisi laica (bis)
OSF 10

Consiglio ancora questo libretto di Freud:
a ottant’anni di distanza esso rappresenta l’impensato degli psicoanalisti, forse l’impensabile:
a me è servito a ripensare, non più anzitutto la psicoanalisi ma il diritto stesso, e la psicoanalisi stessa nel rovesciamento.

Nell’articolo  “Per non andare in amore” del 6 luglio u.s. ho rifatto cenno al diritto.

Oggi provo ancora a facilitare l’intelligenza – ma è proprio qui la resistenza: la patologia è professionistica nel rendere difficile il facile – scegliendo il notissimo “Le déjeuner sur l’herbe” di Édouard Manet (1862-63).

Ma è solo per strafare:
avrei potuto scegliere la pittura o fotografia di un qualsiasi pic-nic nella natura (ah la “natura”!), magari con donna nuda come natura anch’essa, stupidi!:
da quando in qua una prostituta nuda è natura, essendo merce cioè cultura?

Come è naturale tutto questo!, e dunque extragiuridico!:
lo pensano in tanti anche colti, ecco perché stupidi (la stupidità è culturale, non naturale).

Che cosa fanno i picnicchisti tanto naturalisti?:
un atto giuridico anche di maggiore portata di un contratto di compravendita.

Potrei aggiungere al quadro di Manet il sottotitolo “Il diritto”.

Infatti i picnicchisti tanto naturalisti hanno compiuto l’atto più giuridico tra tutti, avendo fatto ricorso al principio giuridico generale di permesso giuridico, quello per cui è giuridico anche, e anzi anzitutto, tutto ciò che non è giuridicamente proibito, compreso respirare (figuriamoci tutto il resto!)

Ne è dimostrazione il fatto che nessuno potrebbe arbitrarsi di sloggiare quelle persone dal prato demaniale (non proprietà privata) o disturbarle:
il diritto se sollecitato (per esempio chiamando la polizia contro gli sloggiatori o disturbatori) interverrebbe, per dovere guiridico, a tutelare il permesso giuridico di cui quelle persone si sono avvalse, quello di possedere uno spazio pubblico benché in modo effimero.

Neppure l’autorità pubblica potrebbe legittimamente sloggiarli, salvo dichiarati motivi di ordine pubblico.

Le quattro chiacchiere che due fanno in treno, o all’angolo della strada, vivono di diritto.

Per non dire delle “quattro chiacchiere” psicoanalitiche!

Milano, 7-8 luglio 2007

 

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