INGANNI QUOTIDIANI: DONO, OSPITALITÀ

Dal mio divano ho sentito aderire alla Teoria che dono e ospitalità rendono debitori i loro beneficiari.

Niente di più falso:
gli amici che invito a pranzo onorano la mia tavola, la mia casa, la mia persona, come io li onoro invitandoli.

Se l’onore è ciò che penso io e non la sciocchezza che pensano molti, non siamo astrattamente pari, perché c’è stato guadagno di ciascuno, cioè non “somma zero” come dicono gli economisti.

Quando mi inviteranno loro, non sarà reciprocità né scambio:
all’estremo, loro potrebbero essere sempre e solo ospiti a casa mia (o io a casa loro).

Se il donatore mi pensa suo debitore in seguito al dono, lo giudico un ricattatore e ricuso il dono:
se volessi fare lo spiritoso polemico e acido, dopo la cena a casa sua gli pagherei il conto come al ristorante.

In questi inganni, i figli ci cascano sempre:
“Ti ho donato la vita!”:
frase da ergastolo!

Dio, se esistesse, non potrebbe dire una tale frasaccia:
un padre non elargisce doni ma condivide l’eredità, ossia sulla stessa terra.

Insomma Dio, se esistesse, non farebbe valere il suo essere Dio, e non direbbe come qualsiasi boss:
“Lei non sa chi sono io!”

Se ne infischia di essere Dio, a parte certe prerogative attinenti al suo status:
cioè onnipotenza e onniscienza, i soliti servomeccanismi celestiali, comodi non lo nego, ma anche bau-bau per spaventare i bambini.

Milano, 9 luglio 2007

 

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