IL N’Y A PLUS LE CŒUR

É una battuta di J. Lacan che ricordo dal 1974 a Roma.

Proprio approfittando di essere a Roma, la città dei Papi, disse:
Les prètres disent toujours les mêmes choses : mais il n’y a plus le cœur”, ossia è il cuore che gli manca.

A un occhio e un orecchio avveduti potrebbe apparire curioso che proprio lui, psicoanalista, scegliesse la parola “cuore”, ma lo ha fatto per semplice parlar popolare, il che peraltro faceva spesso se non di regola (malgrado le apparenze).

Per il resto, considerava patologica la separazione intelletto/cuore, come già Freud fin dall’inizio:
rammento l’importanza che questi assegnava alla separazione rappresentazione/affetto (Vorstellung/Affekt),
una separazione teorizzata oggi, anche nel mondo della psicoanalisi (gli psicoanalisti sono ricattabili), con la distinzione tra le “sfere” dell’intelligenza e dell’“emozione”.

Cuore e intelletto sono due nomi della stessa cosa, il che è ben detto in espressioni come “metterci la testa”, “starci con la testa”:
i mali cominciano quando si perde la testa, come nell’emozione idiotizzante dell’innamoramento:
è vero che nell’innamoramento non c’è affetto ma emozione, dunque l’emozione esiste, ma non è buon segno.

Se J. Lacan avesse detto “Les prètres [etc.] mais il ny a plus lentendement, o anche lintelligence”, avrebbe detto la stessa cosa.

Il fatto è che anche e proprio les prètres hanno separato, cioè hanno perso la testa:
salvo poi lamentarsi che non li sta più a sentire nessuno, e che essi esistono sempre meno:
sono appena reduce da un viaggio nella Francia centrale, desolantemente piena di chiese chiuse, non per colpa di Robespierre, ma del precedente Robespierre intra moenia.

Questa separazione risale lontano, molto lontano, ma non conosco uno storico che sappia rispondere da quando:
avremmo la storia della rimozione.

Noi psicoanalisti lavoriamo alla ricomposizione della divisione (ricomposizione o pace, non sutura, che comporta perdita):
è la strada giusta, ma non è il caso di delirarne il successo, però disegnarlo sì, tutt’uno con il desiderarlo, e il desiderio è diffusivo.

Milano, 18 luglio 2007

 

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