ZATTERE, NAVI, PONTI (PLATONICI)

Una volta ho percorso a piedi il ponte di Brooklyn:
ai tempi degli Indiani – Manhattan è stata comprata dagli Indiani -, avrei potuto attraversare l’East River su canoa anziché sulla platonica zattera o nave (vedi “Fedone”).

Arrivato dall’altra parte, “aldilà”, ricordo che mi sono voltato indietro:
solo per scoprire che mi trovavo allo stesso punto, solo simmetricamente opposto, ossia che era diventato aldilà il punto di partenza.

Idem se invece che a Brooklyn fossi arrivato in “Cielo”.

Da millenni proiettiamo in… Cielo la nostra divisione psichica (o “spirituale”: sono sinonimi).

Zattere, navi, ponti, ascensori, astronavi eccetera, servono solo, quando sono metafore, a mascherare la scissione in noi tra aldilà e aldiqua, tra sopra e sotto:
il “cielo delle stelle fisse”, o il kantiano “coelum stellatum”, è in noi non sopra di noi.

Siamo sempre sulla terra, Messia compreso e in prima fila.

Un merito di Freud, oltre a “Dio”, è di avere collocato la donna sulla terra e mai più altrove, ossia di averla fatta finita con “La Donna” come aldilà (lo odiamo per questo):
shakespearianemente, non c’è nessun verone da salire per arrivare alla bella, né corda necessaria per arrivarci (se non per impiccarsi):
rammento gli scherzi liceali su Giulietto e Romea, ossia l’innamoramento:
e anche sulla donna come “nave-scuola”, ossia la prostituta come peccato necessario per arrivare alla purezza di “La Donna” (Teoria morale perversa comune a tutte le morali).

Forse troppo aforisticamente:
la rettitudine platonica sostituisce la vagina con il retto (“Simposio”, Alcibiade):
è  semplice rett-itudine, o la Teoria cloacale esperita da Freud.

Se continuassi, lo farei su una batteria di termini correlati:
conoscenza/sapere, Messia, Cristo, ascensione, Greci, partnership, profitto, salvezza-salute, Dio maligno, patologia, corpo come aldilà o habeas corpus.

A seguire.

Milano, 28 giugno 2007

 

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