UN UOMO DI FEDE

Sabato domenica 23-24 giugno 2007
in anno 151 post Freud natum

 

Lettura di:

S. Freud
L
avvenire di un’illusione
OSF 10

Io lo sono.

Osservo che duemila anni fa (una datazione non qualsiasi) la parola “fede” ha avuto istantaneamente un moto sussultorio con mutazione di significato.

Lo dico e ripeto da tempo:
Gesù non ha fondato una religione quantunque nuova, ma ha posto fine alla religione (sappiamo che non gli ha dato retta nessuno), e alla fede propria della religione.

Ma a sussulto compiuto si è subito cominciato a tornare indietro, e si è ripreso, con un taglio più netto di prima, a scindere fede da affidabilità, che è un giudizio razionale (di consistenza e innocenza: ho già introdotto questa coppia su cui tornerò ancora e ancora):
è la contraddittoria e perfino bizzarra nonché confusa storia del cristianesimo.

I Vangeli presentano un uomo che ha ragione:
essi sono un seguito incessante di dispute su chi ha torto o ragione, ossia razionali perché per avere torto bisogna prima collocarsi nella ragione, avere ragione:
un pazzo non si disputa:
“Ditegli sempre di sì”, titolava Eduardo il suo mirabile film su un paranoico, ossia la fede separata dall’affidabilità (non sono pochi a pensare Gesù come un divino paranoico).

Risultato: un Gesù hollywoodiano che si predica anche nelle parrocchie:
schizofrenico, isterico, ossessivo, santone, ebete, insomma inaffidabile ossia non credibile.

In fondo il Profeta Mohammed ha solo fatto il “castigamatti”.

Separata la fede dalla razionalità dell’affidabilità, si è poi dovuto mendicare Ragione altrove, e per di più da una parte dove era contraddittorio cercarla:
infatti in Gesù (come poi in Freud) non c’è nulla di ellenizzante, e per nascondere la razionalità di questo fatto si è avuto la da-benaggine colpevole di giudicarlo “paradossale” (un esempio per tutti:  Ch. Moeller, “Saggezza greca e paradosso cristiano”).

La Modernità però non ha fatto nulla per sanare la scissione con laica salute:
l’ha soltanto secolarizzata, ossia ha cambiato tutto perché tutto restasse come prima:
in ciò non trovo un guadagno, ma soltanto un progresso nelle forme della penuria.

Capisco l’antipatia dei “preti” – di ogni forma di religione ma anche di laicità – per la psicoanalisi:
non perchè questa fa perdere la fede, ma perché ripropone la questione dell’affidabilità che loro avevano perso e fatto perdere.

Ci voleva proprio uno psicoanalista per riparlare seriamente di fede?, sembra di sì.

Milano, 23-24 giugno 2007

 

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