ISTITUZIONI DEL PENSIERO

Di una lettera, appena inviatami da Maria Gabriella Pediconi, trattengo una parte che è un contributo.

Caro Giacomo,

le scrivo a proposito di Istituzioni del Pensiero, sapendola al lavoro sul Manifesto della nuova rivista intitolata appunto “Istituzioni del Pensiero”: una parola già freudiana, ma ancora mai scritta nella storia del… pensiero. Uomo ovvero istituzione come scrive continuamente nel suo Blog, lei che ha scritto “Una logica chiamata uomo”. Avvincente. Ora: una istituzione chiamata uomo.

Recentemente mi sono imbattuta in una scheda su Marie-Louise Von Franz, nota junghiana. L’autrice della nota, Laura Ottonello, a un certo punto scrive quanto riporto qui di seguito:

“Riflettendo sul significato di istituzione in senso lato, sia essa incarnata nel lavoro, nell’organizzazione, nella nazione, nel ruolo o altro, l’autrice [Marie-Louise Von Franz] osserva che essa costituisce una variante dell’archetipo della madre divorante [corsivo mio]; l’uomo che ne è prigioniero resta infantile, legato, in una pericolosa condizione d’inerzia psicologica. I sogni intervengono a compensare un atteggiamento cosciente troppo unilaterale.”

Trovo che questa posizione della Von Franz rilevi una teoria delle istituzioni molto diffusa nella lingua e nella cultura correnti: anche il concetto di istituzione è stato fagocitato dalla teoria presupposta LaMamma. Niente iniziativa, tutta protezione: istituzione … coccodrillo!

È stato Lacan a rendere efficace la metafora della mamma-coccodrillo con le fauci spalancate.

Qui viene bene un’altra lettura: si tratta dell’intervento di Augusto Romano, pronunciato recentemente a Torino in occasione della pubblicazione presso Boringhieri degli indici analitici degli scritti di Jung.
Lo trovo molto interessante.
Parla bene di Jung, ma sempre in paragone, per differenza, con Freud, e le differenze le azzecca tutte:
– Freud sta sul padre, Jung anticipa tutto lo spostamento alla teoria della madre oggi in voga;
– Freud sta per l’eziopatogenesi, che vuol dire imputabilità, mentre Jung sostituisce l’eziopatogenesi con il ricorso al mito e agli archetipi, che vuol dire teorie presupposte.
Complimenti al prof Romano: ha fatto centro!
Peccato che lui consideri tali spostamenti come avanzamenti, mentre rappresentano precise regressioni.
Il prof. Romano aggiunge anche un breve racconto autobiografico, circa la diffusione del pensiero di Jung in Italia che lo ha visto tra i protagonisti, tanto da vantare il grande successo attuale del pensiero junghiano.
Il successo di Jung: il successo delle teorie che è tornato a seguire una volta abbandonato il sentiero freudiano.
Ricordo con precisione nel carteggio Freud-Jung le lettere che documentano questo repentino mutamento di direzione, con Freud che resta di sasso.
Aggiungerei che si tratta di attualità psicoanalitica […]

Cordialmente. Sua

Gabriella

Milano, 20 giugno 2007

 

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