EROTISMO, PORNOGRAFIA, ECONOMIA

Un sogno:
in cui per la prima volta nella vita della persona compare pacificamente la parola “erotismo”, sempre rifiutata dalla sognatrice come equivalente a “pornografia”.

La medesima ha iniziato dal commentare che la pornografia è vietata ai minori:
ho subito aggiunto che l’erotismo lo è anche agli adulti.

Nel lessico conservo la parola “erotico” solo perché non abbiamo di meglio (la lingua fa quel che può), e perché rifiuto di spezzare l’amore in due porzioni su verticale, alto e basso:
l’amore, se è, è subito meta-fisico, ovviamente terreno (“Dio” se esiste non sta al piano sopra come si è creduto per millenni: e quanto all’invisibilità, avrà lui i mezzi tecnologici per realizzarla).

La parola non designa né l’amore platonico, né il Dio-cecchino e terrorista del mito greco (Apuleio a parte).

Designa il corpo che si propone all’altro affidabile senza obiezioni né pretese, in particolare:
senza il delirio di pretese o esigenze o destini naturali o concupiscenze o istinti:
si propone per una meta di profitto comune, ossia l’atto meta-naturale di introdurre nella natura una meta di cui questa costituzionalmente manca.

La metafisica storica ci ha privati di questa meta-fisica.

La mancanza di meta propria della natura, ossia che la definisce, è un caso unico di felice buco in bilancio che potrebbe essere messo all’incasso differito in forma di mobilitazione libera delle risorse, anzitutto di pensiero:
Solo il Capitalismo lo ha fatto, con il danno risultante solo dall’essere club esclusivo:
ma a Scuola si insegna solo a diventarne funzionari in rigida gerarchia, non a diventare capitalisti (l’errore del Comunismo).

La pecca dei “preti” di tutti i tempi, latitudini, religioni, è stata quella di rifiutarsi all’economia, come dire che “Dio” non si sporca le mani con cose tanto terrene.

Figuriamoci con i sessi!

“Satana” è il nome mitico del Nemico dell’economia politica e dell’erotismo, nonché del diritto.

Con assoluta mancanza di cervello si disputa ancora di “omo” e “etero” in termini di natura:
alla cultura gay va riconosciuto un merito logico, quello di avere portato all’esplicito l’implicito omosessuale plurimillenario della teoria dell’istinto naturale (c’è bullone, “maschio-femmina”, da ambedue le parti).

Si disputa di relativismo: quale maggior relativismo che un delirio naturalistico?

I sessi sono presenti nel corpo erotico alle condizioni delle coltissime non-pretesa e non-obiezione, condizioni della loro vita e della loro moralità.

L’erotismo è rappresentato nel modo migliore dall’abito da sera insieme alla voce:
ricordo Proust: “Appena l’ho sentita aprire bocca (a un ricevimento aristocratico) avrei preferito che la tenesse chiusa”.

Il corpo è come tale erotico:
quando non lo è, è perché c’è disturbo, anche morale.

Le morali sessuali – antierotiche come tali – restano pornografiche, prostitutive, e sottaciutamente omofile:
le morali dovrebbero freudianamente castrarsi, ossia rinunciare a specificarsi come morali sessuali.

Milano, 1 giugno 2007

 

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