PEDOFILIA ALLE PORTE DELLA CITTÀ DEI PAPI

Sulle imputazioni di pedofilia a Rignano Flaminio (Roma) sono del partito innocentista:
non aspetto il giudizio della magistratura, e non mi perdo nel garantismo.

La grande stampa si è comportata con ragionevole prudenza, e diffondendo sensati motivi di perplessità e perfino di critica.

Ma ora ricominciamo da capo.

Il reato di pedofilia è diventato cosa da ultimo girone dell’inferno:
anche i peggiori delinquenti in paragone si sentono un po’ sollevati, e in carcere riservano ai pedofili le pene appunto dell’inferno.

Chi ha sospettato che qui ci sono dietro i soliti fratelli Karamazov?: fate qualsiasi cosa a chiunque, ma non ai bambini.

Allora io invento un nuovo “fantasma”, il fantasma di Gilles de Rais, (1404-40, “Barbablù”), barone francese quattrocentesco e commilitone di Giovanna d’Arco, reo confesso di stupro, tortura, omicidio di bambini e adolescenti in numero da ottanta a centoventi (stime al ribasso).

Non dubito che fosse pedo-filo: amava sadicamente i bambini, e senza la copertura dell’amatoria formazione reattiva di molti uomini, e donne.

Il Processo a Gilles de Rais (“Gilles de Rais e il tramonto del Medioevo”, Einaudi 1998) lo ha riconosciuto colpevole e condannato all’impiccagione con i suoi complici.

Ma proprio quel processo documenta l’enorme lacuna dell’elaborazione morale di era cristiana:
che è stata complessa e persino fine (in particolare nella dottrina dei vizi capitali), ma radicalmente inetta a individuare e distinguere, tra i peccati, la fattispecie generale della perversione, e proprio come perversione dell’amore:
pedofilia, sadismo, masochismo, feticismo e not least “amore cortese”, peraltro nella sua correlazione con il feticismo:
anche Parsifal e Blanchefleur sono pedofili, e insieme sugli altari dello spiritualismo cioè lo Spirito della perversione (lo Spirito trinitario ha il suo da fare per demarcarsi).

Ebbene, se proprio si deve allora nessuna pietà, nessuna pietà per la perversione dell’amore, pedofilia pedagogica inclusa:
ma allora la pedofilia odierna finisce in coda.

La prima e generale pedofilia produce il trauma infantile, quello in cui il bambino si trova tra l’incudine dell’amore solo presupposto negli adulti, brutalità al miele, e il martello dell’inganno:
l’intelletto infantile non può reggere.

Diceva correttamente Gesù: piuttosto che scandalizzare i bambini suicidatevi (autoimpiccagione con annegamento):
i bambini hanno sette vite come i gatti, è solo alla menzogna sull’amore che non possono resistere.

Conosco solo disastri amorosi, e il primo abuso di minore è abuso amoroso:
è dunque vero che il reato di pedofilia è da ultimo girone.

Anche Dio è un po’ arrabbiato: se il suo amore è solo presupposto, per definizione o predicato, allora finirebbe pedofilo anche lui (e i preti pedofili sarebbero dei fedeli rigorosi).

Prevedo che un Teologo scriverà un libro intitolato “Teologia della pedofilia”:
ma sarebbe solo un’antologia: in fondo è già scritto.

Milano, 8 maggio 2007

 

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