DOMANDE EROTICHE, E IL COSMO

Inizio con due domande, sempre rimaste senza risposta, o neppure formulate:
1. l’atto sessuale serve a qualcosa?, eccezion fatta per la fecondazione, e anche per la prostituzione in cui serve al reddito del(la) professionista:
più esigentemente ci si può domandare se sia un atto: J. Lacan lo escludeva;
2. il godimento che in modo contingente gli si correla (spesso raggiunto in autonomia), merita la sua tradizionale analogia con il “sommo bene”?, che, essendo sommo, è un imperativo.

Rammento la mia formula della moralità nella vita sessuale soddisfacente:
nulla la comanda (né la natura né Dio bensì, come annotava J. Lacan, solo l’oscenità del “superio”) e nulla la proibisce:
ma allora come si fa?

Limitandomi all’induzione (seguita da facile deduzione), innumerevoli sono i casi di relazione “clinica” tra pensiero di sommo bene sessuale e impotenza sessuale.

La scoperta freudiana dei sessi, insieme a quella dell’autonoma vita sessuale nell’infanzia senza bisogno di educazione sessuale (niente “angioletti”), è che poi la principale aspirazione dell’umanità sarà quella a disfarsi della differenza sessuale come del massimo fastidio dell’umanità:
aspirazione seguita da tutte le possibili forme del “farla fuori” come ben si esprime la lingua italiana:
si va dai modi più “civili” e “morali”, all’autoerotismo, allo stupro, alla prostituzione talvolta prostituta compresa (Jack lo squartatore), fino ad altre forme ancora.

Prima la forma “spirituale”, nota ma poco indagata, soprattutto nel suo esito di “amor cortese” o perversione teorizzata al di sopra di ogni sospetto.

Poi, in tempi recenti, è venuta alla ribalta la forma pedofila: la faccenda si è progressivamente rivelata sempre più grossa:
ciò a partire dalla comune osservazione che a una persona di buon senso, o a un comune nevrotico, non potrebbe neppure venire in mente, neanche quando gioca con i bambini nudi sul “lettone”, li porta in bagno, li lava, li veste, gli mette la supposta.

La pedofilia origina dal dogma malefico dell’umanità – malefico anzitutto per le donne -, il dogma “Matern-ità”, o “La Madre” distinta dalla donna (eventualmente con figli):
è il caso in cui questa astrazione senza referente ha sostituito la donna perché il figlio ha tamponato come feticcio la differenza sessuale:
è il caso del figlio come “risarcimento” – ancora Freud – che le pagherà tutte (spesso con convinzione).

Tanto anni fa ho visto un film americano intitolato “Bloody Mama”, in cui la “Mama” è il capo di una banda di gangster composta dai figli:
potere assoluto di un’astrazione (muoiono tutti ammazzati).

Il pedofilo è solo il povero mandatario o esecutore di un mandante:
non dico “una” mandante solo perché non c’è più differenza, ossia l’origine di tutta la storia.

Facile l’annotazione di sapore freudiano:
il pedofilo si sdoppia tra “La Madre” che lo ha “amato” (sadicamente), e un bambino qualsiasi come proprio equivalente (come “angelo” senza sesso, senza peli, vedi articolo precedente).

E’ questo il “pansessualismo” (generale, non psicoanalitico):
fissazione alla differenza in quanto da abolire, e odio paranoico per la persecuzione risultante dall’insuccesso dell’abolizione.

Mi espongo a sentenziare che con la pedofilia siamo “alla frutta” della Civiltà, ossia al male-detto “amore” anche e soprattutto tra adulti.

Secondo me la pecca del femminismo con il suo Movimento di Liberazione della Donna sta nel non avere saputo chiarire: liberazione da che?:
dall’astrazione asessuata e inquinante “La Madre” o “Matern-ità”, depersonalizzante e anche economicamente impoverente:
ritengo che un economista potrebbe fare la storia economica dell’apporto della “Matern-ità” alla miseria delle nazioni, nonché individuale.

Non ho bisogno di dimostrarmi contrario al Partito pedofilo olandese, NVD o Partito di “Carità Libertà Diversità”:
osservo solo che siamo alla coincidentia oppositorum.

Ultima domanda: perché Gesù non era pedofilo malgrado il suo dichiarato interesse per i bambini?:
risposta: grazie alla sua ribadita polemica (tre volte almeno) contro la Matern-ità, che significa il figlio come “cosa” della madre anziché soggetto di diritti (ereditari):
il Gesù di P. P. Pasolini nel “Vangelo secondo Matteo” è invece un potenziale pedofilo, figura di adulto che sta lì a zuzzerellare con i bambini; idem il Gesù di Mel Gibson nella sua stupida, e peggio, relazione con la madre;
in altri film Gesù è uno schizofrenico, un paranoico, un melanconico, un isterico…

Tutti sanno che viene definito “Salvatore”: dalla pedofilia senz’altro.

Milano, 11 maggio 2007

 

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