DIO PARLA ITALIANO

[L’intelligenza di questo articolo presuppone quello precedente di lunedì 30 aprile, “Creazione intelligente, o l’ipodotato divino”.]

Dicendo che parla italiano non nego che è anche poliglotta anzi onniglotta, nonché af-fabile in ambedue le direzioni (senza puzza al naso):
non gli si addice l’ineffabilità, salvo che non esista, ma questo è un problema suo non mio:
la mia relazione preliminare con lui è tutta nella frase “Se ci sei batti un colpo”, che significa fargli posto, cioè non sono religioso (e non ho la disonesta soluzione della scommessa di Pascal) bensì aperto a ogni esistenza compresa la sua specialmente se mi porta profitto:
dico però che anzitutto parla italiano: perché?

Ho raggiunto questa logi-comica certezza per il fatto che il suo Comandamento primario (vedi articolo precedente) trova la sua migliore formulazione linguistica proprio in un noto idiotismo italiano la cui brillantezza non mi consta in altre lingue:
“Tirare a campare”.

Potrei procedere allo stesso modo con l’esortativo “Arrangiatevi!”, verbo che significa prendere rango, posto, anzi fare il posto, abitare non in affitto, ossia una civiltà con moralità:
in proposito è stato detto che “il figlio dell’uomo non ha dove posare il capo”, ma non è un detto deprimente: significa che gli tocca l’iniziativa del procurarselo.

Dovrebbe attirare attenzione e sospetto proprio il disprezzo con cui viene intesa e pronunciata una frase tanto complessa e colta come “tirare a campare”.

Infatti:
1° “campare” significa prendere campo, posto, abitato,
2° “tirare” designa un’azione compiuta da davanti, un motore a trazione anteriore:
si distingue tanto da causa (da dietro) quanto da attrazione o attrattiva (da davanti) che non è un’azione ma una passione (passiva): ossia le due opposte versioni dell’oscurantismo e occultismo dell’“istinto” (come sempre basso e alto).

Il verbo “tirare” traduce Trieb freudiano meglio di pulsione (spinta da dietro), e J. Lacan proponeva di tradurre con haler cioè appunto tirare:
si tratta di produzione, ossia azione, della propria attrazione, cosa perfettamente nota nella relazione domanda-offerta, ambedue azioni.

(Se scrivessi in lingua tedesca, ne verrebbe un articolo storico-linguistico sui destini linguistici dei verbi treiben e ziehen: per es. si dice “sich treiben lassen”  cioè lasciarsi o farsi trasportare; inoltre treiben significa anche trafficare, commerciare).

Ma qui conviene fare ancora e più attenzione, perché si apre la “forbice” tra distinte e confliggenti Civiltà:
da un lato c’è l’arrembaggio piratesco, in cui ci si fa tirare dal grappino lanciato (ma l’immagine è comunque istruttiva),
dall’altro c’è la precostituzione di un posto davanti a noi, tale che un altro ci tirerà per il fatto di occuparlo fruttuosamente per un affare condiviso.

Il Comandamento dei comandamenti chiama alla “pulsione” freudiana come trazione provocata:
potremmo dire “fatevi le pulsioni vostre” come si dice “fatevi i fatti vostri”, o “gli affari vostri”.

Così finiscono le sabbie mobili morali di: egoismo/altruismo, interesse/disinteresse, passione/spassionatezza.

Quanto al “tirare” sessuale, continuiamo a stare nel Medioevo moderno semplice successore del Medioevo precedente.

Milano, 2 maggio 2007

 

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