1977, E L’AMORE

[Ho inviato questo articolo a una Rivista, richiestone di un breve commento sul “77” di cui oggi tanti scrivono a trent’anni di distanza].

Si fatica a ricostruire “il 77”, anche più del lontano “68”:
si è trattato di anni miei in ambo i casi: ma non ci sono anni che non siano stati miei (finirò con una testimonianza).

Tempo fa ho parlato del Sessantotto all’Università di Urbino:
vi ho sostenuto che erano anni dei figli di una promessa:
i figli sono andati a riscuotere, nel bene o nel male (ci sono anche promesse mal fatte).

I sessantottini avevano ancora una lingua cioè comune:
il 77 non aveva più lingua.

Si è allora passati al detto nefasto “Tra il dire e il fare…”, che nega il dire come il primo dei fare.

Si è così arrivati sia all’atomizzazione in gruppi difformi ed effimeri detti anche “Movimenti”, sia a quel fare in-vece del dire che è stata la P 38, e senza che ci fosse alcuna Rivoluzione d’Ottobre in vista:
Tex Willer vestito da Lenin, commedia al sangue (“Anni di piombo”): non ho alcuna compassione escusatoria per il terrorismo.

Ma restava almeno una parola, in cui la parola era ancora alla parola benché emersa inattesamente:
infatti del 77 ricordano tutti l’episodio “scandaloso” e “eversivo” dell’accoglienza collettiva a Luciano Lama, leader storico della CGIL, da parte degli studenti dell’Università di Roma il 17 febbraio, per mezzo della declamazione collettiva del gioco di parole:

“L’ama non L’ama”.

Ecco la parola “amore”, sbucata fuori così.

Il gioco era piccatamente spiritoso benché rumoroso, ma l’intero establishment di allora non solo comunista non lo ha sopportato, meno della picca di un alabardiere o del proiettile di una P 38.

In questo gioco gli studenti erano ancora dei sessantottini alle prese con promesse andate a vuoto, di cui Lama era assunto come rappresentante.

Era sì un gioco sovversivo, ma non era la sovversione delle armi bensì quella, sia pure in minime ed effimere tracce, del pensiero.

Per una volta il “politico” e il “personale” – una tipica coppia di allora – erano venuti in contatto, ma pericolosamente non pacificamente, con una deflagrazione come da contatto tra materia e antimateria.

“Amore”: ancora oggi a trent’anni di distanza sostengo che senza un orto-pensiero sull’amore, questa parola è la madre di tutti i veleni, anche politici.

Nel 1977 iniziavo ciò che faccio ancora oggi: rifare “nel mio piccolo” lingua e concetti in coniugio elastico e indissolubile:
era il mio primo libro, dedicato al diritto ossia alla questione dell’ordine, dal titolo gaddiano “La tolleranza del dolore. Stato Diritto Psicoanalisi”, per dire che per essere tolleranti bisogna non essere masochisti.

Poscritto

Nell’articolo summenzionato non ho trovato spazio per l’annotazione seguente:
In quegli anni il PCI andava cancellando-rinnegando dai suoi monumenti il nome di Marx, nella sua forma di intelligenza:
notabene: non esiste “L’Intelligenza”, come vorrebbe la “Psicologia”, ma forme di intelligenza, alcune delle quali molto de-formate.

Il rinnegamento porta male ben più del malocchio:
erano anni in cui il rinnegamento, o perversione, si avviava a diventare la forma generale della Cultura di oggi (su premesse antiche).

Milano, 24 maggio 2007

 

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