SUBLIMAZIONE: IL PASSAGGIO AL QUA-QUA DEL PREDICATO

“Qua-qua” significa ripetizione compulsiva o ossessiva, senza significato.

Presento un sogno di portata universale (come tutti): è il merito logico del sogno, e del sognatore malgré lui:
nell’imminenza della cerimonia nuziale il candidato sposo fa indossare alla candidata sposa il proprio impermeabile, cui l’abito da sposa viene sovrapposto:
alla proprietà “sposa” è stato sostituito il predicato “in-permeabile” (da “meato”).

L’umanità intera dovrebbe venire edificata da questo sogno.

Alla donna-sposa sì, ma predicata dall’impermeabilità, potranno seguire in modo cogente tutte le possibili conseguenze sintomatiche e comportamentali derivanti da questo predicato:
le fortunate eccezioni alla cogenza dipenderanno dalle residue facoltà di compromesso del soggetto il cui esito chiamiamo “nevrosi”, ossia noi comune umanità.

C’è stato passaggio di stato, ma quale?: non a quello giusto, giuridico, dalla donna alla sposa, in cui una donna mantiene tutte le sue proprietà acquisendone una nuova, bensì a quello ontologico dell’in-permeabile.

Dall’abito gradevolmente effimero della sposa, aperto a ogni eventualità, alla divisa militante dell’impermeabilità che limita gli eventi.

Il risultato, ma già premessa, è “La Madre”, ossia non una donna con un uomo e figli eventuali appresso, ma un’astrazione che tratta quella donna come puro supporto biologico (come si parla di supporto cartaceo o elettronico): in-esistente così come in-permeabile.

Diventano calcolabili le conseguenze sul figlio come astrazione susseguente:
Freud parlava del figlio come risarcimento, che poi significa risarcirsi sul figlio nel destino a catena di astrazione su astrazione.

In fondo dovrebbe meravigliare che non siamo tutti degli psicotici: dunque elogio l’eroismo nevrotico, che però non fa il peso.

Si tratta di sublimazione in analogia con il cambiamento di stato fisico di certe sostanze (es. canfora), dallo stato solido a quello aeriforme o di vapore, senza fondere ossia senza passaggio allo stato liquido (processo reversibile).

Ma la sostanza fisica mantiene le sue proprietà senza loro alienazione in un predicato che le innalza per toglierle: “promoveatur ut amoveatur” è la formula latina della sublimazione morale o culturale, non fisica.

Il passaggio del concetto di “pulsione” a concetto di legge giuridica, la fa finita con il passaggio da natura bassa (“istinto”) a idealità alta ossia la “sublimazione”.

Può anche darsi che nell’omonimo articolo Freud abbia fatto qualche concessione, ma già intrinsecamente corretta dall’insieme del suo pensiero (“l’uomo non è una costruzione a due piani”).

Nella sublimazione una Teoria della natura (istinto, causalità naturale) corrompe la natura, non la rispetta:
la vecchia frase “Io rispetto mia moglie” che significa?: e le altre donne no? (ecco la Teoria prostitutiva delle donne, “Madre” a parte).

Ogni corruzione è ontologica: solo il Diritto rispetta (noi ne distinguiamo due), perché in esso l’ente fa lui, noi non lo predichiamo.

“La Madre” designa un occulto potere plurimillenario, paragonabile nei suoi effetti allo schiavismo antico o moderno, o se si vuole al capitalismo selvaggio:
Gesù è il solo caso a me noto che vi si sia opposto (in due episodi) con la solita vis polemica: non che i cristiani lo abbiano molto ascoltato, al solito (bensì sublimato).

Quando la donna passa al predicato, tutto diventa possibile – e non è una buona notizia – in coppia con il dostoevskiano “più nulla è possibile”: è dalla donna-impermeabile che si produce perversione e omosessualità.

Da buon figliolo devoto e pio quale sono, ho già cercato di dimostrare che la Madonna è esente dalla donna-madonna o almeno angelicata: ciò detto, mi figuro benissimo un gruppo gay che recita il Rosario, così come tempo fa, e forse ancora oggi, la Callas era l’angelo degli omosessuali.

Sto dando un contributo all’odierno mondiale dibattito furioso sulla famiglia come – sì o no – unico legame tra uomo e donna.

Mi accorgo all’ultimo momento che “candidato” proviene da “candido” ossia vestito di bianco: attenzione alla purezza, si dice anche “puro veleno”.

Anche il “qua-qua” ossessivo è candido, puro come sceglieva di dire Kant: è la “purezza” a porre la questione morale, non a risolverla (il Nazismo prediligeva questa parola).

Milano, 3 aprile 2007

 

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