PSICOANALISI, WEB, COMUNISMO

Continuerò poi l’articolo precedente “Comunismo”: non un’utopia, non un sogno diurno né un incubo notturno (non fanno differenza).

Lo definisco come ciò che continua a fallire (certi fallimenti sono dei mostruosi crack!).

Questo fallimento inizia da lontano, fin dal bambino: “Non accettare doni dagli estranei”, “Che cosa credi di sapere?”, “Non leggere se non…” e cento altri esempi:
sono tutte limitazioni o censure delle fonti (delle materie prime), compreso il proprio pensiero come fonte.

É il fallimento del provincialismo: provinciale è stato (ci tornerò) anche il Comunismo marxista malgrado il suo internazionalismo:
ma i suoi avversari non sono stati meno provinciali e sanguinari (con provincialismo spiritualistico anziché materialistico).

In queste pagine ho più volte riferito materiali acquisiti dai miei “pazienti”, sogni, lapsus, altri pensieri.

L’ho fatto nella piena osservanza del segreto professionale ma, scontato questo, come se le sedute fossero in presa diretta sul Web, ossia di interesse universale:
è ciò che ho imparato come psicoanalista (lo dicevo già diversi anni fa asserendo che la psicoanalisi non è claustrofilica bensì agorafilica).

Non mi considero presuntuoso se dico che ho inventato l’idea di un nuovo Giornalismo.

C’è guarigione quando c’è questo passaggio dal chiostro psichico all’universo del pensiero: ecco il Giornalismo, notizia valida per tutti.

La psicoanalisi abolisce la provincia detta “interiorità” (o almeno l’interiorità come proprietà privata di quel mezzo di produzione che è il pensiero), non fosse che perché rende manifesta la semplice verità che tutti i segreti sono di Pulcinella:
il paranoico si oppone a questa ovvia verità (secondo me lo Spionaggio esiste anzitutto per negarla).

Essa reintegra nell’universo del pensiero la pietra scartata dal pensiero (censura, rimozione, anche di pensieri altrui):
è lo scarto a fare provincialismo (“certe cose non si pensano neppure”) cioè patologia.

Sullo sfondo di ciò che dico c’è l’Ordine giuridico del linguaggio o il comunismo del pensiero, competente ma senza proprietà privata dei mezzi di produzione di questo.

Milano, 11 aprile 2007

 


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