LA SUBLIMAZIONE PORNOGRAFICA

Domenica 15 aprile 2007
in anno 150 post Freud natum

 

Lettura di:

S. Freud
Sulla sublimazione
OSF passim

Chiarisco demblée il concetto di “sublimazione” con esempi facili e noti, che impongono un brusco “cala-cala” a questa altisonante parola della migliore Cultura moderna.

Non l’arte, non il lavoro teorico (non dico “di pensiero”), ma la pornografia ne è il caso più universalmente noto e praticato, e pubblicamente approvato malgrado infrequenti e ipocrite proteste religioso-moral-educative:
ma sì, proprio la pornografia, e in tutte le sue varianti anche estreme.

Fare l’amore non è pornografico.

Anni fa c’è stata a Bologna un’impegnata mostra sul “Nudo” nell’arte: ne ho tratto la conclusione che il Nudo nell’arte fallisce, e ciò per l’arte è un merito:
ho già scritto che la nudità è un pensiero delirante fin dal peccato originale: i patiti di moralità non dovrebbero prendersela con essa ma con il delirio conseguente al suddetto peccato.

Non che nella pornografia il nudo riesca: infatti essa è insoddisfacente, tanto che la domanda commerciale di essa è “ancora-ancora!” cioè infinita:
ecco il lato docente della pornografia: essa dovrebbe insegnarci a non idealizzare troppo l’infinito, parlo dell’infinito non matematico ma mistico (una confusione plurimillenaria).

Orwell aveva capito bene che la pornografia serve a intrattenere le masse (i “Prolet”).

Il Pubblico, ufficiale o ufficioso, è determinante per la sublimazione e per il suo concetto:
il Movimento gay lo ha capito perfettamente.

Ma la pornografia ufficiosa – più ufficiale dell’ufficialità – è solo il primo gradino della sublimazione, e talora è bonariamente al servizio di un certo know how per inesperti.

Molto oltre nell’escalation, gli autos da fè sono stati coltivazione e educazione sadica delle masse, massima sublimazione.

Il loro pubblico poteva ben esclamare con Plotino: “Il fuoco è bello” (Enneade I, 6, “Sulla bellezza”):
cave più che canem la platonico-plotinica “Bellezza”.

Sublime è l’amore cortese con il suo feticismo e la sua implicita omosessualità (“Guido, io vorrei che tu e Lapo ed io…”):
l’era dell’amore cortese è stata uno spartiacque nella storia della Civiltà: fatemi il nome di uno scrittore morale dell’epoca che abbia trovato da ridire!

La pedofilia si comprende come sublimazione, ossia come perversione della rimozione della differenza sessuale.

Nella Storia nessuna morale è mai riuscita a riconoscere la perversione (come fattispecie), e a “fare i conti” con essa (tra virgolette: io non mi perderei a farli).

Quasi a tutti dispiace sollevare i veli:
non del corpo – che non è mai tanto velato come quando è ingenuamente nudo – ma della mistica.

Laplanche e Pontalis osservavano correttamente che la parola “sublimazione” designa una “lacuna” nel pensiero psicoanalitico anzitutto freudiano (poi gli psicoanalisti sono andati pazzi per le debolezze freudiane anziché lavorare come lui).

Malgrado le sue incertezze, Freud ci aiuta a cogliere il nesso tra la sublimazione e la Cultura che conosciamo.

C’è voluto J. Lacan per decidere Freud al giudizio impietoso e certo su sublimazione e superio (in quanto l’imperativo osceno e feroce dei godimenti forzati).

Non che Freud abbia mancato di correlare esplicitamente la sublimazione con la perversione, il che significava distinguere la pulsione dall’eventuale destino perverso di essa.

“Sublimazione” significa perversione della forma: il Nemico è nemico della forma (giuridica, che significa rapporto) in quanto la forma è allo stesso livello del corpo; e promuove la sublimazione in quanto “superiore”, “alta”, “ideale” (non fidatevi di chi usa queste parole).

Freud è stato il massimo critico della distinzione alto/basso: “L’uomo non è una costruzione a due piani”.

Il Pensiero di natura decide anche J. Lacan nel senso della forma (con che brevità lo dico!, ma ormai da anni: leggete il testo).

Il Pensiero di natura risolve la difficoltà di Freud che, pur avendo distinto unico nella storia del pensiero, l’oggetto dalla meta come il terzo e quarto articolo della legge di moto del corpo (“pulsione”), non aveva però portato a termine tale distinzione:
ecco ciò che fa il Pensiero di natura, con il suo non essere più debitore del “narcisismo” cioè del piano inclinato verso la perversione.

Milano, 15 aprile 2007

 

Su questo sito molte funzionalità sono rese possibili dall’uso di cookie (tecnici o di terze parti) che vengono installati nel Suo dispositivo.
Per l’uso dei cookie di terze parti abbiamo bisogno del Suo consenso: per sapere quali usiamo e come gestirli può leggere la nostra COOKIE POLICY e decidere liberamente quali attivare o come bloccarli; in questo caso alcune funzionalità potrebbero non essere più disponibili.