LA PARANOIA DEGLI PSICOANALISTI (CON L’ECCEZIONE DI FREUD)

Domenica 22 aprile 2007
in anno 150 post Freud natum

 

Lettura di:

S. Freud
Bisogna insegnare la psicoanalisi all’Università?
OSF 9

 

Gli psicoanalisti sono sempre stati paranoici ossia persecutori – salvo Freud – riguardo alle Istituzioni (anzitutto lo Stato, o il Diritto statuale, e tra altre l’Università).

Ciò è documentato dalla divergenza tra l’agio di Freud e il disagio della maggior parte dei suoi seguaci riguardo al Diritto, quanto alla libertà giuridica di esercitare la psicoanalisi.

Lo si vede nel dibattito promosso dallo stesso Freud nel 1927, a proposito del suo libro del 1926 “La questione dell’analisi laica, Die Frage der Laienanalyse”, dibattito in cui egli è stato lasciato quasi completamente solo da parte dei fedelissimi ( e non solo in questo).

Non era un dibattito di bottega: in esso gli psicoanalisti condividevano la “normale” paranoia civile, quella del “piccolo” cittadino o “piccoloborghese” che si paragona ma senza comune termine di paragone con il “grande” Stato (o magari Impero, anche se non è la medesima cosa).

Ne abbiamo scritto, anche con ampia documentazione della divergenza, nel libro: “La questione laica. Ragione legislatrice freudiana e ordini civili”, con testi non solo miei ma di Ambrogio Ballabio e Maria Delia Contri (Sic Edizioni, Milano 1991).

Quel disagio con divergenza è stato confermato in anni recenti dalla stupefacente asserzione e credenza (a partire dalla Francia) di numerosi psicoanalisti europei:
secondo la quale gli psicoanalisti sarebbero “fuori legge”. “extraterritoriali”, “extragiuridici”, “anarchici”, nel loro praticare e insegnare la psicoanalisi, fino a nuovo ordine: quello in cui lo Stato abbia “finalmente” legislato sulla psicoanalisi medesima (cose da “non credo alle mie orecchie!”)

Questa credenza che rasenta il fanatismo testimonia una  patetica ignorantia iuris: perché è giuridico, ossia valido per l’intera comunità giuridica, ogni atto, quale che sia, che non sia esplicitamente proibito dalla legislazione vigente:
è il concetto di permesso giuridico (quello che fa giuridico e non totalitario il diritto), che non impone di attendere né di domandare alcuna autorizzazione giuridica, salvo che la legge già lo imponga:
è già giuridica la chiacchierata che chiunque può fare al caffè con chiunque altro, salvo che una nuova legge la proibisca (cattivo segno): che è giuridica significa anche che ha tutela giuridica, ossia i chiacchieranti possono legalmente chiamare la Polizia contro eventuali disturbatori.

La paranoia psicoanalitica sulle Istituzioni da cento anni (con il tipico misto di arroganza e furbizia del paranoico), dice il problema sempre irrisolto della psicoanalisi, che non è affatto un problema interno alla psicoanalisi ossia di bottega:
è quello del sapere pensare il pensiero come esso stesso Istituzione, non inferiore – e neppure spiritualisticamente o “interiormente” superiore – a ogni altra Istituzione.

Ciò resta impensato, ma mi chiedo: perché mi devo sentire coraggioso solo perché dico cose non solo facili ma perfino ovvie? (in questa domanda sono preceduto da Freud).

Non confondiamo Istituzione e Collettivo (o “massa”):
il Collettivo è stato il peccato del Novecento, e non c’è chi non lo abbia commesso sotto le bandiere più diverse.

Sto sviluppando, con Freud e documentatamente, il problema di una Civiltà che sia consensualmente e pacificamente tale.

Da questi sviluppi può nascere, anzi ne è già nata, una nuova Idea di Università, che coltiveremo presto.

Milano, 22 aprile 2007

 

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