CHE COSA MI ATTRAE DI UNA DONNA?

Il “bello” è che se lo chiede anche lei!

In generale, le sue risposte non sono più felici di quelle dell’uomo.

(Osservo che non ho domandato: che cosa mi attrae “in” una donna).

La peggiore delle risposte è: “La Donna”, semplicemente perché non esiste, se non come Idea persecutoria (G. Leopardi, J. Lacan).

Se fosse per la natura saremmo tutti frigidi (tale è la natura), e ci saremmo estinti dopo Adamo e Eva.

Allora abbiamo inventato dei trucchi in forma di Teorie compulsive, obbliganti, imperative, quelle dei due istinti (di conservazione della specie o “sessualità, di conservazione individuale) gabbati come causalità naturale, per tirare avanti, “tirare a campare”: stampelle, nel migliore dei casi.

É ovvio il debito del trucco teorico al peccato originale: un errore ma produttivo, cioè un compromesso (con il peccato).

“Partorirai nel dolore” fa il paio con “concepirai nell’errore”.

Penso che sia per un’oscura intuizione di un errore latente, che una certa morale ha continuato a ritenere irriducibilmente inquinato l’atto sessuale, anche nella più benedetta delle coppie (Agostino).

Ma tutte le morali sessuali sono pornografiche, per il solo fatto di venire formulate (a rigore non ci sarebbe bisogno di visitare i siti porno su Internet).

In fondo le morali sessuali sono oscene: una morale degna di questo nome dovrebbe avere l’Ottavo comandamento come fondazione (l’“impurità” del Sesto ne deriva, non è autonoma).

L’atto sessuale continua a restare non riscattato: la soluzione oggi culturalmente prevalente è la sua banalizzazione come natura (la natura è il banale per eccellenza).

La cultura morale-sessuale resta pan-sessualista, ossia la non-soluzione del pensiero rigurgita (“ritorno del rimosso”) da tutte le parti.

Il male del sesso consiste tutto nell’averne costituito il problema anziché coglierlo… ma dire così è già concedere all’errore, dunque riprendo:
anziché coglierne la differenza come occasione di soluzione nella contingenza (l’omosessualità respinge precisamente il profittare dell’occasione offerta dalla differenza): la differenza serve come ancilla il rapporto.

La psicopatologia, primariamente ostile al rapporto in quanto fruttifero, colpisce secondariamente quell’ancella di esso che è la differenza sessuale trasformandola in Termopili (da difendere o stuprare, offendere).

La differenza, come tale, non è “dentro”, la bella “interiorità femminile”!, visione mistica o testa di Medusa: è tutta fuori.

Milano, 13 aprile 2007

 

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