METAFISICA E PSICOANALISI

Con i miei pazienti discorro di metafisica.

É la metafisica in cui consiste la loro patologia (una metafisica di compromesso), ricollocata in quella metafisica che si condensa, densissimamente, nel divano.

Freud la chiamava “metapsicologia”, ma è lo stesso concetto: egli è il primo metafisico nuovo della storia (ce n’è quanto basta per volerlo morto, senza spargimento di sangue).

Sono i metafisici di professione a ignorare, e precisamente il fatto che c’è metafisica e metafisica, e che ce n’è di patologiche: proprio questo non vogliono sapere, o pensare.

Ecco la “resistenza”: è metafisica.

Come si vede sono un fan della libertà, che è libertà del pensiero, anche nel caso di quello più coatto perché gli rimane la libertà di discorrerne con un altro cioè di riaprire il processo.

Sulla libertà del pensiero la moderna “libertà di pensiero” non è andata molto avanti, come già prima le speculazioni sulla libertà (“libero” o “servo” arbitrio riguardano la guarigione o salus del pensiero).

Penso di essere, con Freud, uno dei pochi metafisici viventi, insieme ai miei pazienti che però non hanno ancora compiuto il passaggio a saperlo.

Come pure a sapere che con loro è il Mondo a distendersi sul divano.

La patologia, in sé perversa, non è contro-natura ma contro-pensiero (di natura): ciò ne fa la metafisica che domina il Mondo.

Milano, 9 marzo 2007

 

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