L’EDUCAZIONE IRREDENTA

Per redimerla cioè riscattarla c’è una prima condizione (negativa):
rifiutare senza pietà tutto ciò che va sotto tale nome da un secolo, e che oggi si chiama “Formazione”, che tende a metastatizzare ogni campo dell’esperienza.

Un secolo è poco: risaliamo almeno a Rousseau.

(ho appena fatto telegrafico riferimento al Corso dello Studium Cartello di sabato 17 marzo, con le relazioni di Maria Gabriella Pediconi e Maria Delia Contri).

Se scrivessi un Inferno post-dantesco, sarebbe il Mondo della Formazione.

O anche, il Mondo della coppia Natura/Cultura: questa coppia è bene rappresentata dalle sbarre orizzontali e verticali di una prigione.

La trasmissione veicola sempre virus, e ci sono educatori che sono autentici hacker: “I love you” è il più antico virus dell’umanità, perché è sull’amore che si mente.

Freud prediligeva questa citazione di Goethe (Faust, parte prima), che dice una seconda condizione (positiva):

“Ciò che hai ereditato dai padri,       (primo tempo)

fanne tuo profitto affinché sia tuo possesso.”       (secondo tempo)

I miei padri (“filogenesi” con la parola erudita freudiana: e perché non “tradizione”?) non sono migliori di me, né io dei miei padri.

Un’eredità è ambigua, ha i suoi debiti, anche come vizi occulti: “rimetti a noi i nostri debiti come noi non li trasmettiamo ai nostri educandi” dovrebbe essere la preghiera del mattino degli educatori, gente a rischio educativo come gli educandi.

L’educatore dovrebbe sapere i suoi vizi, non per trasmetterli meglio (perversione).

La seconda condizione è individuale e attiva: si tratta di farsi fonte e sede, o autorità, dell’eredità stessa, se del caso anche come fonte del giudizio di condanna, o del beneficio d’inventario.

O anche titolare: se faccio mia con profitto un’idea di Aristotele, di Freud, o di chiunque altro, Aristotele o Freud sono io sotto altro nome.

Nel tesoro, non quello dell’eredità nel primo tempo bensì del profitto nel secondo, non c’è proprietà privata ma comunione di beni.

L’educazione è redenta a condizione di riconoscerla come zoppicante ancella al servizio del passaggio del soggetto a libera fonte (la Quelle freudiana valorizzata dal Pensiero di natura).

É stato detto che tutto si può convertire a bene, anche i peccati, anche quelli che ci hanno resi malati: ecco la psicoanalisi nella sua funzione di giudizio per il possesso fruttifero dell’eredità.

Devo a Raffaella Colombo il prezioso suggerimento della citazione goethiana.

Milano, 20 marzo 2007

 

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