L’ INTELLIGENZA DELL’ HOMO DEBILIS

Inizio con oggi a parlare di intelligenza, un primo passo soltanto.

L’intelligenza che crediamo di conoscere è solo quella dell’uomo debile:
gli antropologi si sono narcisisticamente beati a inventare l’homo sapiens, ma si sono ben guardati dallo scoprire l’homo debilis.

Esso è quello delle “tipologie” di intelligenza (oggi siamo arrivati a nove).

Se fossimo intelligenti la parola “tipologia” ci insospettirebbe: la patologia è tipologica, e secondo me ogni tipologia è patologica.

Per ora, propongo due test di intelligenza già esistenti sul terreno da millenni:

1. chiamo il primo “test del gatto”: che stupidamente consideriamo intelligente, perfino sovrano, solo perché non ci prende neanche in considerazione, e per questo lo crediamo “superiore” (osservazione già di Freud), mentre è perfino più stupido del cane, che perlomeno si lascia addomesticare cioè ha facoltà di fare suo qualcosa che gli viene da fuori di lui.

Naturalmente non è l’addomesticamento la mia idea di ap-prendimento: il cane non sa prendere, non ha affatto ciò che chiamo modus recipientis, capacità intellettuale di prendere cioè intelligenza.

La mia opinione sugli antichi Egiziani non è molto alta, proprio per avere divinizzato il gatto.

2. il secondo test è talmente noto che la nostra debilità balza in prima pagina proprio per il fatto di non assumerlo come tale: è il rapporto uomo-donna, il cui quadro intellettuale nonché fattuale è disperante anzitutto quanto alla possibilità di un’intelligenza.

Io arriverei a farne il solo test di intelligenza, a costo di rischiare la conclusione che l’umanità è ontologicamente stupida.

Per ora termino qui.

Milano, 3 marzo 2007

 

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