DEFORMAZIONE GENETICA E DELLA LINGUA: IL TERRORISMO

Do qualche esempio facile di contributo all’Ordine giuridico del linguaggio, cui è dedicato Think!

Si tratta di parole con uso non solo spostato, scorretto, ma anche iniquo, lesivo, da Tribunale Freud.

Un primo esempio è la parola “mani-polazione”, con cui diffamiamo le mani.

Idem per “intellettualizzazione” e “intellettualismo” con cui diffamiamo l’intelletto, e per “individualismo” con cui diffamiamo l’individuo: è come individuo che preparo formalmente un posto occupabile da un altro che lo sappia occupare, cioè con incremento (formalmente cioè senza schiavitù).

Non mi sono ancora accinto all’indagine complessiva dell’iniquità linguistica, proprio come il ministero di Grazia e Giustizia fornisce i dati sull’andamento della criminalità.

La lingua esiste a livello della frase, non del fonema o della parola: parole come quelle sopra uccidono le frasi e i loro abitanti.

Il primo ucciso è l’intellettualismo infantile, che nessun intellettuale ha mai eguagliato.

Mani e intelletto in coppia sono gli apparati del lavoro: solo il lavoro fa frutto e fa fruttare il frutto, quello per cui è stato detto che “l’albero si giudica dai frutti”.

Poi c’è l’azione senza frutto: essa de-forma, non manipola.

La definizione di violenza è quella di azione senza frutto: la morte, o il vandalismo, o il terrorismo, priva della forma.

Propongo un criterio: la “manipolazione” genetica o della natura è esecrabile quando nel suo sfruttamento della natura la defruttifica, la rende incapace di dare frutto.

Non serve più la parola composta “bio-etica”: l’etica è il bio che frutta.

Non c’è manipolazione linguistica né manipolazione genetica”: c’è de-formazione, linguistica o genetica.

Parliamo male (intellettuali compresi), deformiamo, quando le nostre frasi sono costruite secondo Teorie (ne parlo da anni, qui abbrevio).

Dunque: manipoliamo la lingua per toglierne o guarirne la deformazione.

Milano, 27 marzo 2007

 

THINK!

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