VERONICA AND SILVIO, O LA POLITICA

Vorrei non essere imprudente nel concedermi di pubblicare due associazioni letterarie appena venutemi:
l’una con “Sylvie and Bruno” di Lewis Carroll, l’altra con “Antigone” di Sofocle.

(premetto che non sono schierato nella disputa; che non sono berlusconiano; e che in certe strutture e alternative della Civiltà può capitare a chiunque di cadere).

La prima associazione è abbastanza labile, e si riduce alla molteplicità di mondi contemplati, tre in Carroll (il secondo e il terzo sono l’Ultra-Paese e il Paese delle Fate, salvo interpretarli come scissione interna a un secondo mondo);
(trascuro la Teoria dei tre mondi di K. Popper);
nella seconda associazione i mondi sono due, quello privato o meglio interiore delle “leggi non scritte” di Antigone, e quello pubblico o meglio esteriore delle leggi scritte di Creonte.

Ma la distinzione tra interiore e esteriore rende precari ambedue i mondi, rappresentati fin troppo ovviamente anzi banalmente e meccanicamente da una donna e un uomo, rosa e blu.

Un particolare anti-piccante: Sylvie e Bruno sono, alternativamente, due fate o due bambini (che, “si sa”, non hanno sesso, angioletti, fate o fatini).

Neanche voglio essere informato, nemmeno se lo fossi, delle vicende personali delle due personalità menzionate, sono psicoanalista proprio perché non ho simili curiosità: se qualcuno proprio vuole informarmi delle proprie vicende, deve pagarmi perché io ne prenda nota come notaio (in altri termini, la distinzione pubblico/privato non mi appartiene, meno ancora quella tra esteriore e interiore).

Tutto ciò che so e mi serve sapere è ciò che tutti sanno:
che la Lady in questione e questionante non è né mai è stata la First Lady di un First Man (senza predestinazione delle First Ladies a diventare delle Hillary o delle Jacqueline), pur non mancando Lei delle qualità per esserlo degnamente.

Non dico di più: mi basta osservare che le distinzioni tradizionali tra pubblico e privato o, peggio, tra esteriore e interiore, è il principale problema politico di tutto il Mondo e tutta la Storia (non c’è “Italietta”, salvo che tutto il mondo lo sia).

Scrivendo ciò che scrivo faccio politica.

La discrasia, diciamo così, cui il mondo ha appena assistito è un evento politico non fausto, e non di cronaca politico-salottiera.

Il “Rosa” non è politica benché sia entrato per quote in Parlamento: che significhi “Cosa” come il celebre “das Ding” dei Filosofi?, entrati in Parlamento grazie alla “Cosa” o alla sua negazione.

Ricordo che nel finale dell’“Antigone” Creonte cerca in ritardo di fare ammenda con Antigone (non finisce bene).

L’“Antigone” non è una tragedia ma una tragicommedia.

Lo psicoanalista non è un guastafeste ma un guastatragedie (lo dico non per la prima volta).

Milano, 3 febbraio 2007

 

THINK!

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