LE TRE INCONSISTENZE: POLITICA, LOGICA, INDIVIDUALE

I giornali di mezzo mondo parlano in prima pagina della crisi politica italiana (di cui ometto i nomi non per brevità ma perché li considero irrilevanti, maschere come ho appena scritto in “Maschere e clericalismo universale”, sabato 24 febbraio).

Non penso proprio che lo farebbero se fosse per mestiere giornalistico: potrebbero ritenere che ci sono cose più serie di cui parlare, e rimandare la notizia alle pagine interne, o in coda al telegiornale.

Uno che tenga a un’astratta “italianità” potrebbe sentirsi lusingato, ma non mi sembra il caso: non è lusinghiero eccellere nel pericolo.

Penso che invece la crisi italiana sia mondialmente sentita un segnale serio come lo è l’angoscia in quanto segnale di un pericolo: il nostro caso di inconsistenza potrebbe riguardare tutti, nel principio cioè “in casa”, non nelle conseguenze.

La parola “inconsistenza” è complessa, duplice ma “in solido” (molti contesterebbero proprio questo):
– popolarmente significa mancanza di solidità, – in matematica significa contraddittorietà (di un sistema di postulati, e non devo disputare ora della distinzione tra logica e matematica).

Noi psicoanalisti incontriamo la duplice inconsistenza ogni giorno, dopo averla incontrata in noi stessi (o almeno ce lo si augura: parlo dell’analisi del futuro analista, impropriamente detta “didattica”).

Non sto facendo un cortocircuito tra individuale e sociale (molto praticato nella storia della psicoanalisi, e soprattutto non risolto, da un secolo), ma solo proponendo un ripensamento, o anche solo un pensamento se uno non vi ha mai pensato una prima volta.

Il circuito (non corto ma neppure lungo-circuito) è ciò cui lavoriamo da anni.

Termino con la seguente osservazione sempre fatta in analisi, un’osservazione cui la riflessione tradizionalmente filosofica è impreparata e impreparante:
che quell’inconsistenza come contraddizione che quotidianamente incontriamo, insieme all’altra inconsistenza, e con flagranza come si dice “flagranza di reato”, non è così pulita o “a tavolino” come ci insegnano sui banchi di scuola: i suoi effetti sono patogeni e brutali, antieconomici, miserabili materialmente e intellettualmente.

I due significati di “inconsistenza”, popolare e matematico (oppure logico), si incontrano, ma come nella fissione nucleare.

Milano, 26 febbraio 2007

 

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