LA NEVROSI NEGATIVA DELLA PERVERSIONE, E LO PSICOANALISTA

Domenica 18 febbraio 2007
in anno 150 post Freud natum

 

Lettura di:

S. Freud
Tre saggi sulla teoria sessuale
OSF IV, 477 specialmente

Suggerisco di leggere il paragrafo “Nevrosi e perversione”, la cui distinzione è lo scibboleth della storia della psicoanalisi.

La conclusione freudiana “la nevrosi è la negativa della perversione” va riconosciuta tra gli enunciati maggiori di una Scienza moderna che si voglia tale: la fisica einsteiniana non le è scientificamente(-logicamente) superiore, benché posta in un alloggiamento distinto della Scienza.

Questa frase connota lo psicoanalista ben più che il consueto uso mollaccione della parola “inconscio” che lo riduce a inconscietà, a profondità rispetto alla superficie.

Si veda in particolare nel testo la distinzione linguistica tra “pulsione sessuale normale” e “sessualità anormale”: ebbene, ecco un esempio del fatto che il Pensiero di natura aiuta Freud (cioè opera nel suo medesimo senso) a risolvere certe sue difficoltà, per esempio quella suddetta:
è la “sessualità” stessa, l’“-ità” astratta dei sessi come Teoria di una sfera o di un istinto, a essere anormale (anormalità del pensiero).

La storia mondiale della morale, e dell’ambigua distinzione morale/etica, non ha mai saputo distinguere la perversione: e siamo sempre lì.

Il cristianesimo – cui continuo a restare iscritto e alcuni mi chiedono perché mai -, ha finora fallito proprio su questo punto: nel non sapere distinguere la perversione, e ciò malgrado i suoi enormi e plurisecolari sforzi di formulare una dottrina morale che tenga.

Nella sua storia si è arrivati fino all’educazione sadica delle masse cristiane, cattoliche o protestanti o “ortodosse”, per il fatto di rappresentare la pena come fisica (autos da fé pubblici, inferno di torture fisiche).

La “corruzione della gioventù” consiste nel persuaderla di avere istinti sessuali, o “sessualità”.

La Storia della civiltà è l’ignorata storia della distinzione reale tra nevrosi e perversione: sia nella Civiltà come astrazione superiore che nella vita personale ingannata da questo “superiore”.

Milano, 18 febbraio 2007

 

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