IO SONO L’ALTRO DI UN ALTRO, E I PACS

Grande è la confusione.

Inizio da una mia frase che qualcuno mi ha appena rammentato: “Io sono l’altro di un altro”.

Nell’azione, “io” designa l’avvocato del “di” ossia del rapporto.

Non esiste “rapporto” che in quanto produttivo, non ci sono rapporti che di produzione, quale che sia il prodotto, magari spirituale (o intellettuale: non faccio differenza).

I cic-ciac sensoriali, per esempio sessuali, non sono rapporti (lo capiscono tutti): inversamente, se essi esistono nel rapporto non sono più cic-ciac, sensoriali restando.

In che… rapporto sono i sessi (biologici) col rapporto?

Essi ci sono non autonomamente, autoreferenzialmente, in sé, come enti, “narcisisticamente” – chi ha mai esplorato o anche solo sospettato il narcisismo della bella ontologia? – ma in virtù della loro differenza.

Solo nell’uomo(-donna) la differenza sessuale assume dignità (in ogni significato, logico prima che morale).

Dico la differenza, non il predicato sessuale (“da” uomo, “da” donna): la sessual-ità come predicato delirante, comune a uomo e donna, è come tale e per definizione omosessuale, uni-sessuale.

In quanto sessual-ità, l’eterosessualità è solo una variante come lo è l’omosessualità (è l’argomento gay, corretto se fosse corretta la premessa: ex falso sequitur quod libet).

Siamo tutti omosessuali come si dice “omnes peccavimus”.

Non c’è sessual-ità normale, perché anormale è proprio il predicato “sessualità”: che poi è un imperativo, “superio” millantato da millenni come natura o istinto.

Normale è solo l’apprezzamento della differenza come tale (con l’eccezione dell’ap-prezzamento o prezzo commerciale ossia prostitutivo), comunque l’apprezzamento si esplichi: “quello” celebre è solo uno tra altri, contingente, infrequente, di breve durata, in fondo poco diffuso e soprattutto poco apprezzato: le donne lo sanno molto meglio degli uomini.

É un apprezzamento della differenza, con… indifferenza per il versante di essa sul quale ognuno si trova collocato per un puro capriccio del caso biologico (pressappoco cinquanta e cinquanta, come nel lancio della moneta).

L’autodefinizione secondo il versante è solo un caso, ho detto, di “narcisismo”, di cui l’omosessualità è solo un correlato ontologico (Platone se ne intendeva, non i platonici).

Più popolarmente: fa bene l’amore chi è altro dell’altro anche nella differenza, apprezzando nel suo pensiero l’eventualità di trovarsi al posto del partner sessuale.

“Sessual-ità” è uno dei mille errori (Teorie) presenti nella lingua, ossia ciò (una astratta “-ità”) che i due versanti avrebbero in comune in equidistanza da essa.

Le morali sessuali sono tutte omosessuali: e oggi il nodo è venuto al pettine, nelle piazze, nella prima pagina dei giornali, nei Tribunali.

Si disputa di Pacs (e di matrimonio omosessuale), ma è una disputa deplorevole e ignorante.

Posto che “famiglia” significhi un’associazione tra due con un progetto o statuto implicante e non escludente la differenza sessuale, una tale associazione (“una sola carne”) è ancora di là da venire: finora nella Storia ci sono stati solo Pacs non famiglie, e la discussione odierna tra famiglia e Pacs è solo una discussione interna all’ambito di Pacs millenari.

Noi stessi cristiani abbiamo sì tentato di porre in essere una tale associazione, fondandola come “sacramento”, ma siamo da molti secoli rimasti impotentemente fermi al palo (palo omosessuale o prostituivo).

Non so se questa associazione esisterà mai (nel “Regno dei cieli”?), ma oggi essa esiste solo nelle sue catastrofi.

Il “sacramento” continua a restare un auspicio, malgrado la legittima protesta di un Pio IX che si arrabbiava (“Sillabo”) alla comune idea anche cristiana che il “sacramento” fosse la crema religiosa sulla torta civile.

Bisogna ricominciare tutto da capo (non da zero), ossia da conclusioni.

Può sembrare strano che queste cose le dica uno psicoanalista cioè un freudiano: invece è normale..

Ma Freud sapeva stare solo davanti alla “maggioranza compatta” (kompakte Maiorität).

Milano, 1 febbraio 2007

 

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