IL BAMBINO E LA MORTE

Della morte il bambino ha il pensiero, non una Teoria.

É un altro modo per dire che le angosce sono di vita, non di morte.

Il bambino ne ha cognizione fattuale (scomparsa di persone anche care), rimanendo nel pensiero di natura (“principio di piacere”) come pensiero di profitto che ammette anche il caso della perdita e del lutto ad essa relativo, senza angoscia.

Anni fa dopo avere detto ciò in una sala pubblica, un signore anziano prese la parola per addurre a sostegno il caso del nipotino cinquenne che gli aveva rivolto pacificamente la domanda:
“Nonno, tu quando muori?” (molti altri esempi anche diversi sono raccoglibili).

Osservo che quel nonno ha accettato la domanda altrettanto pacificamente, ossia senza corrompere il pensiero del bambino (non c’è corruzione morale che come corruzione intellettuale).

In tale momento (non necessariamente cronologico) al pensiero del bambino viene imposto l’inganno peggiore, quello amoroso: quello dell’amore in quanto dovere (come la morale kantiana del dovere in quanto dovere), che abbiamo anche chiamato amore presupposto.

Nel caso, può venirgli contrapposto che nelle relazioni di parentela, presuppostamente amorose, certe cose non si pensano neppure, e non si dicono;
insieme, il pensiero è gettato nell’incertezza per il sospetto che si sia trattato di un auspicio di morte;
infine, questa condanna è anche minaccia al bambino di venire sanzionato con la perdita dell’“amore”, quello puramente presupposto all’astrazione “figlio”, “padre”, “madre” eccetera, sottratto furtivamente all’essere il nome di una relazione.

Così, il primo e più grave danno è fatto: l’amore è passato da nome non indispensabile di una relazione di profitto (che può registrare perdite), a neoplasia del pensiero come Teoria di un presupposto privo di verifiche: l’angoscia ne risulta, come timore di perdita, non di qualcuno o qualcosa, ma di un oscuro oggetto detto “amore”.

Questo è il terrorismo primario (ho detto “terrorismo”).

Poi la morte stessa subirà, per ricatto al pensiero da parte dell’angoscia, una simile mutazione cancerosa: si formerà la Teoria dell’opposizione morte/vita, al posto del pensiero di profitto come unico legame con la vita, senza l’ingombro della “dialettica” con la morte (anche Hegel sbagliava in proposito).

Con altre parole, il bambino – o l’uomo sano – non ne fa un dramma: non ha paura della morte, non per “infantile” incoscienza, e soprattutto senza l’ambigua figura del coraggio.

Il suo rapporto con la vita non passa per l’opposizione vita/morte.

Il timore della morte, e l’idea di angoscia di morte, segue all’angoscia come corruzione del pensiero ossia come Teoria.

Non ne fa un dramma proprio come con i sessi, che apprezza precocemente.

Con la morte succede come con i sessi: dopo l’angoscia questi vengono isolati in una sfera teorica detta sessual-ità, come pretesto illogico per dedurre morali sessuali (anche la Teoria gay è una morale sessuale, e vive della premessa “sessualità” quanto la morale eterosessuale).

Dicono gli esegeti biblici che Adamo e Eva sarebbero morti: ma non se ne davano pensiero anzi Teoria.

É solo dopo lo Scivolone originale che hanno cominciato anzi continuato a scivolare, insomma si sono grecizzati farneticando sull’Eternità.

Solo gli Ebrei si sono rifiutati alla farneticazione teorica ellenizzante, e fra questi Gesù, di cui dirò una prossima volta: nella sua asserita “resurrezione” e soprattutto “ascensione” non ha affatto realizzato la greca “eternità”: una simile idea sarebbe da… rogo.

Sessualità, mortalità, eternità sono della stessa famiglia: brutta famiglia!

Milano, 20 febbraio 2007

 

Su questo sito molte funzionalità sono rese possibili dall’uso di cookie (tecnici o di terze parti) che vengono installati nel Suo dispositivo.
Per l’uso dei cookie di terze parti abbiamo bisogno del Suo consenso: per sapere quali usiamo e come gestirli può leggere la nostra COOKIE POLICY e decidere liberamente quali attivare o come bloccarli; in questo caso alcune funzionalità potrebbero non essere più disponibili.