I PACS DI KANT

La famiglia kantiana è un Pacs eterosessuale in partenza  proteso sul Pacs omosessuale in arrivo.

Dico da anni che siamo tutti kantiani, Kant ha vinto: solo pochi psicoanalisti, come me, resistono ancora (contro la “maggioranza compatta”, Freud).

Ma prima leggiamo (dalla “Metafisica dei costumi” di Immanuel Kant [1]):
“Il rapporto sessuale è l’uso reciproco degli organi e delle facoltà sessuali di due individui. Il rapporto sessuale è:  o quello che obbedisce alla pura natura animale, o quello che si conforma alla legge. Questo secondo caso è il matrimonio [eh no!, ndr], cioè l’unione di due persone di sesso diverso per il possesso reciproco delle loro facoltà sessuali durante tutta la loro vita. [Quanto allo] scopo di procreare, l’uomo che si sposa non è obbligato a proporsi questo scopo per rendere questa unione legittima [qui Kant fa il furbo: non si tratta di scopo ma di non obiezione all’evento]. Quando un uomo e una donna vogliono godere reciprocamente, devono necessariamente unirsi in matrimonio, e questa necessità è imposta loro dalle leggi giuridiche della ragione pura. In questo atto [sessuale] l’uomo riduce se stesso a una cosa, il che è contrario al diritto dell’umanità che risiede nella sua propria persona. Questo diritto è possibile alla sola condizione che, mentre una delle due persone è acquistata dall’altra proprio come una cosa, questa a sua volta acquisti reciprocamente l’altra: così essa ritrova di nuovo sé stessa, e ristabilisce la propria personalità” [nel migliore dei casi questo è pugilato!, ndr].

Avevo già commentato: frigor concupiscentiae, rigor mortis.

É noto che Kant ha escluso da sé ogni donna, in matrimonio, in libero amore,  o semplicemente in conversazione: ma, stante la sua premessa, almeno è stato coerente (ma la coerenza non è una virtù in sé: la criminalità morale è coerente).

Meditate bene questa lunga citazione: allora avrete una crisi di angoscia e una notte insonne, ambedue benefiche come segnali.

La famiglia kantiana – ripeto – è il primo Pacs, preceduto da più secoli di famiglie-Pacs come quelle kantiane.

Ora, facciamoci logicamente cristiani per un momento: la questione è quella di che cosa distingua la famiglia di era cristiana dall’essere stata soltanto il primo Pacs.

Il sacramento del matrimonio è stato istituito proprio per rispondere alla questione, e ciò, anche se pochi mi ascoltano, è avvincente.

Prima il matrimonio era per i potenti, i plebei si arrangiavano: ma allora i loro coniúgi erano solo o ammucchiate di pecore o Pacs.

I Pacs sono inevitabilmente plebei (oggi direi: piccoloborghesi, ma ormai è una parola proibita).

Il sacramento diceva: vediamo se “una sola carne” può riuscire o soltanto fallire (e la Storia parla di fallimento).

Io psicoanalista sono per la riuscita.

Nel “Sillabo” Pio IX se la prendeva con il Liberalismo (che fosse comunista?, non sono il primo a chiedermelo).

Tra l’altro condannava come grave errore l’idea che il sacramento fosse solo acqua santa o crema religiosa sulla torta civile.

Mi sono chiesto se non parlasse alla nuora liberale perché la suocera cristiana intendesse.

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[1] Prendo  da: Giacomo B. Contri, “SanVoltaire”, Guaraldi, Rimini 1994 (raccolta della Rubrica “SanVoltaire” in Il Sabato, 18 febbraio 1989).

Milano, 10 febbraio 2007

 

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