GIORNALISMO PERFEZIONATO (bis): UN ATTO PATOGENO

Insisto con il titolo precedente, benché esso intitoli implicitamente tutto questo Blog, e anzi tutta l’opera freudiana.

Prima di dare la nuova notizia completo l’articolo precedente, rammentando che il più illustre precedente di quel Prof. è Dante nel sogno della “femmina balba” (Purg.XIX, 7-33):

… e mostravami ’l ventre;
quel mi svegliò col puzzo che n’uscia (32-33).

La notizia
Un diciassettenne disfasico ricorda – nei primi colloqui con un’analista, Raffaella Colombo che mi fa riferito questo caso –  il tempo e il fatto da cui ha avuto inizio la sua patologia, accompagnata anche da mutismo e “testa vuota” nelle interrogazioni e nelle prove scritte: ma dal momento del sorgere del ricordo egli diventa repentinamente ben parlante.

All’età di cinque anni agli scolari della sua classe materna era stato assegnato il compito di scrivere il proprio nome incidendolo sul pezzo di argilla che stavano plasmando:
egli aveva scritto il proprio, Lorenzo, con una trovata ingegnosa di cui era stato subito fiero: aveva iscritto la o di “Lo” nell’angolo retto della L, e senza avere nozione dell’antichità di questo espediente grafico (latino e medioevale).

Ebbene, una fetida maestra commentò: “Non sa neppure scrivere il suo nome!”

Interpreto questo atto come mosso dall’invidia, sadismo: il bambino aveva osato avere un’idea, e buona.

Effetto dell’atto: la perdita della certezza, nel bambino, della propria facoltà di pensiero.

Anche in questo caso non posso che ripetere che è una fortuna che il Tribunale ordinario non abbia competenza in questa specie di reati, perché non si salverebbe nessuno.

Se fossimo stalinisti manderemmo questa maestra al gulag per rieducarla?: sbaglieremmo, non per mancato rispetto dei diritti umani, ma perché su un tale soggetto l’educazione o rieducazione non ha alcuna efficacia, e ne faremmo l’ennesima santerella sadica, ossia la specie peggiore di umanità.

Poco sopra ho posto in corsivo “ricordo”: ripropongo quella deduzione illuminante di J. Lacan per cui “Il paziente non guarisce perché ricorda, ma ricorda perché guarisce”.

Ma attenzione a guarire!: può essere tentazione a tornare indietro.

Freud osservava che la guarigione è sentita come un pericolo: quale morale ha mai saputo contemplare questo caso?

Milano, 28 febbraio 2007

 

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